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Il creatore di SharDna: «I campioni li ho presi io»

Le 14mila provette in un ospedale di Cagliari. Oggi Pirastu sentito in caserma


16 settembre 2016 di Gianna Zazzara


NUORO. «Ma quale furto. I campioni di Dna li ho presi io dalla biobanca di Perdasdefogu e li ho portati nella sede di Pula della Shardna e all’ospedale San Giovanni di Dio, a Cagliari, per fare ricerca. Anzi, per essere chiari, io e i miei collaboratori negli ultimi quattro anni abbiamo spostato tonnellate di provette, molte le abbiamo anche spedite in America, in altri centri di ricerca». Mario Pirastu, il padre nobile della genetica sarda, anima del progetto SharDna, la società fondata nel 2000 da Renato Soru per scoprire il segreto della longevità custodito in Ogliastra, è un fiume in piena. Ieri è stato lui a svelare ai carabinieri di Jerzu dove si trovassero le 14mila provette che, secondo la denuncia presentata il 10 agosto alla procura ogliastrina, sarebbero state trafugate dal parco di Perdasdefogu.

Quando i militari di Jerzu sono arrivati a Cagliari, il genetista li ha accompagnati all’ospedale San Giovanni di Dio e ha mostrato loro le provette di Dna incriminate. Erano custodite, in bell’ordine, nei congelatori dell’ospedale di Cagliari, nel reparto di oculistica. I militari, su disposizione del procuratore della Repubblica di Lanusei Biagio Mazzeo, titolare dell’indagine, hanno messo sotto sequestro tutte le 25mila provette di Dna conservate nei freezer, ben 11mila in più rispetto alle 14mila che sarebbero sparite da Perdasdefogu.

Ora gli investigatori dovranno capire perché il professor Pirastu abbia atteso tutto questo tempo prima di parlare con loro. «Non c’è alcun segreto – spiega – Quando ho capito che questa vicenda riguardava i campioni sui quali io e i miei collaboratori del Consiglio nazionale delle ricerche stiamo conducendo gli studi, da quattro anni ormai, allora ho parlato con i carabinieri e ho detto loro dov’erano finite quelle provette. Anche perché quei campioni, è bene ricordarlo, fino a quando la SharDna non è stata acquistata all’asta, a luglio, dalla società londinese Tiziana Life Sciences, erano miei. Dopo il fallimento della SharDna, infatti, il Cnr ha continuato a fare ricerca».

Il timore del genetista, che ha dedicato anima e corpo al progetto di studiare la longevità dei sardi (dove il numero dei centenari è cinque volte più della media nazionale) nonché malattie quali ipertensione, alopecia, obesità, asma, è che qualcuno abbia montato «il caso ad arte per minare la mia credibilità». «Sono profondamente addolorato. Qualcuno forse ha pensato che volessi nascondere i campioni di Dna? È ridicolo». Oggi il professore sarà a Jerzu per essere sentito dai carabinieri come persona informata dei fatti. Gli investigatori vogliono capire perché il materiale conservato nella biobanca di Pedasdefogu sia stato trasferito nell’ospedale San Giovanni di Dio, a Cagliari. «Spiegherò tutto. Il parco Genos, in Ogliastra, non è un centro di ricerca. Fornisce solo servizi di supporto a SharDna e al Consiglio nazionale delle ricerche. Per studiare i campioni, è ovvio, bisogna portarli via da lì, nei centri dove ci sono le strutture per la ricerca scientifica». Un’altra spina nel fianco è che a presentare la denuncia sia stata Debora Parracciani, la sua storica collaboratrice. «Abbiamo lavorato insieme per 15 anni e sapeva benissimo dove fossero finiti i campioni di Dna. Non era un segreto, per nessuno».

In ogni caso, come ha annunciato il procuratore di Lanusei Biagio Mazzeo, « le indagini andranno avanti nella speranza che la vicenda si chiarisca già nei prossimi giorni». Per il procuratore sono molti i dubbi da chiarire a partire dal numero di provette ritrovate a Cagliari: sarebbero molte di più rispetto a quelle sparite dai congelatori di Perdasdefogu.

L’inchiesta è partita il 10 agosto, dopo la denuncia della custode del Parco. Dalle indagini è emerso che dai freezer erano sparite circa 14mila provette di Dna e altre contenenti campioni biologici. Una parte di questo materiale è stato rinvenuto alla sede di Pula della SharDna. E, ieri, la sorpresa finale con altre 25mila provette scoperte all’ospedale San Giovanni di Dio.

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