La Nuova Sardegna

«Camere di commercio, la Regione vigili»

Il senatore Pd Silvio Lai sulla riforma degli Enti: «Fondamentale fare valere la specialità dell’isola»

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SASSARI. Sei mesi e poi si conoscerà il destino delle Camere di commercio dell’isola, interessate dal processo di riforma nazionale. L’unica certezza è che numerose sedi in tutta Italia saranno cancellate e le funzioni accorpate: delle attuali 105 ne resteranno al massimo 60. Una rivoluzione nell’isola più che altrove, perché se i rigidi parametri del disegno di legge saranno mantenuti, in Sardegna sopravviverebbe una o al massimo due Camere di commercio. Ecco perché, dice il senatore del Pd Silvio Lai, è impensabile rimanere con le mani in mano: «Si tratta di un provvedimento che avrà un grande impatto anche sulla nostra regione ed è fondamentale riuscire a farsi trovare pronti e a governare il più possibile gli ormai inevitabili cambiamenti. Se si dovesse rimanere ai numeri fissati dal Disegno di legge la Sardegna non avrebbe più di 2 Camere di Commercio. È stato infatti fissato il tetto minimo di imprese iscritte per ogni ente camerale, che dovrà essere di almeno 75 mila. In caso non dovesse essere raggiunto si procederà all'accorpamento con una provincia limitrofa. Nella nostra regione – prosegue Lai – nessuna Camera di commercio arriva a quel numero di imprese ma la legge prevede che possa essere mantenuta una Camera in ogni città metropolitana ma anche nelle province montane. Questo vuol dire che per la Sardegna si potrebbe ragionare anche su una terza Camera di Commercio. Ma anche sulle funzioni i discorsi sono ancora aperti». Ecco il suggerimento: «La nostra Regione potrebbe far valere la sua specialità e assumere una parte attiva. La riforma infatti è nazionale ma le funzioni esercitate hanno effetti diretti sullo sviluppo locale di tutta l'isola. Ci sono spazi per esercitare la specialità pensando a nuove e innovative funzioni che possono essere delegate dalla Regione, anche contribuendo alla salvaguardia delle professionalità e delle iniziative avviate. Questo a partire dalle potenzialità che le Camere hanno di sviluppare relazioni con le comunità estere, per esempio nel Mediterraneo o nei mercati dei prodotti sardi in tutto il mondo. La Regione – conclude il senatore Pd – non lasci il sistema camerale da solo in questa fase di cambiamento e pensi alle opportunità che insieme possono essere sviluppate».

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