Il Comune chiude il Museo del bisso: un tesoro sfrattato
La creatrice Chiara Vigo: ho portato la Sardegna nel mondo ho messo a disposizione la mia arte e vengo ripagata così
SANT’ANTIOCO. La regina del bisso perde il suo museo. Oggi cala il sipario sul piccolo grande regno di Chiara Vigo. Una sentenza di sfratto del Tar l’ha messa alla porta del piano terra di Montegranatico che lei dieci anni fa aveva trasformato nel tempio della seta di mare. Triste epilogo di una vicenda iniziata meno di un anno fa, alla vigilia di Natale, quando all’artista 60enne di Sant’Antioco fu recapitata l’ordinanza di sfratto del Comune a causa di un impianto elettrico inadeguato e la necessità di mettere in sicurezza l’edificio. Da quel momento è iniziata una guerra a colpi di carte bollate tra la Vigo e l’amministrazione guidata da Mario Corongiu. Una battaglia giudiziaria lunga 10 mesi che oggi si chiuderà con l’esecuzione dello sfratto. «Siamo arrivati alla fine – dice la Vigo, arrabbiata, sconsolata, fortemente delusa mentre sistema gli ultimi scatoloni –. Dieci anni fa ho creato il Museo del bisso, mettendo a disposizione della Sardegna tutta la mia arte, le mie competenze, il mio tempo. Il tutto gratuitamente. Io ho portato la Sardegna nel mondo senza chiedere nulla in cambio. E ora vengo ripagata in questo modo».
La storia. Chiara Vigo è un fiume in piena. Elenca il suo curriculum chilometrico. Un carnet di riconoscimenti, collaborazioni con le più importanti università, 18 tesi di laurea sulla sua maestria, due libri sulla arte millenaria che lei ha ricevuto in eredità dalla nonna cavaliere della Repubblica. «Io sono nata nel mare, ho imparato a filare a 4 anni, a tessere a 12. E ora la sto insegnando alle mie figlie. Gliela sto trasmettendo. Cosa da non confondere con i corsi di formazione vari che si fanno oggi. Il bisso non può essere messo in mano a chiunque. Sarebbe pericolosissimo per il mare, se finisse in mani sbagliate rischieremmo di perderlo in 5 minuti».
Lo sfratto. Il timore della regina del bisso è che dietro il suo sfratto si nasconda l’intenzione di trasformare il museo, una volta restaurato, in una sorta di laboratorio con al suo interno altre artiste da affiancare a lei. «Quella dell’impianto elettrico non a norma è solo una scusa, è da 10 anni che ci faccio Monumenti aperti. A seconda del vento il sindaco dice una cosa diversa. Che sono ingestibile, che non ho un carattere facile. Ma è vero, perché sono un maestro. La gente viene a Sant’Antioco non per vedere il bisso ma per vedere questo animale all’opera – tiene a rimarcare –. Puoi essere anche la più brava tessitrice al mondo ma se non sai comunicare non c’è storia. La proprietà intellettuale del museo è mia e io me la porto via. Io voglio lavorare tranquilla, adesso me ne vado a casa mia e chiudo la porta, non faccio più entrare nessuno. Se non i miei amici, solo chi ha capito il valore della mia arte».
Futuro incerto. La casa del bisso, dunque, si trasferisce. Pochi metri separano l’edificio di Montegranatico e l’abitazione della Vigo, ma la sua arte non potrà più essere accessibile a tutti come avveniva nello spazio comunale che finora aveva avuto a disposizione in comodato d’uso gratuito. «Per dieci anni ho fatto comodo, anche il sindaco è venuto con me quando si è trattato di ricevere importanti riconoscimenti. Poi a dicembre mi è caduto il mondo addosso. Ho provato a oppormi, il provvedimento è stato sospeso, finché la seconda sentenza del Tar non mi ha dato 5 giorni di tempo per fare le valigie e chiudere tutto. Avevo tanti progetti, il Fai voleva trasformare il Museo in un luogo del cuore, adesso non sarà più possibile». Squilla il telefono, è l’assessore alla Cultura, Claudia Firino. La riceverà oggi a Cagliari. «Non so se farò in tempo, devo finire di liberare Montegranatico. Se no mi denunciano anche».
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