La Nuova Sardegna

Piccoli ospedali, la marcia dei cinquecento

Protesta a Cagliari per evitare la chiusura delle strutture di Muravera, Isili, Sorgono e forse Thiesi

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CAGLIARI. La lotta per non far chiudere i piccoli ospedali è ripresa con forza. Una ventina di sindaci e cinquecento cittadini partiti in pullman dalle zone a rischio – Sarrabus, Barbagia-Mandrolisai, Bassa Ogliastra, Iglesiente e Meilogu – hanno manifestato a Cagliari sotto le finestre del Consiglio regionale. È stato un serpentone colorato e rumoroso, con anche un bel po’ di striscioni. Uno su tutti: «Assessore altolà, giù le mani dalla nostra sanità». Gli ospedali in pericolo – hanno denunciato – sono Muravera, Isili, Sorgono e Thiesi. Almeno è questa la loro convinzione dopo aver letto il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera che fra breve sarà discusso in Consiglio regionale. Per Gigi Pisci, portavoce del Comitato per la sanità pubblica, «oggi sono 250mila i sardi costretti a rinunciare alle terapie e con la chiusura dei piccoli ospedali la situazione peggiorerà fino a diventare insostenibile». I sindaci sono stati in prima fila per tutta la manifestazione. «Chi abita nei nostri territori i spesso emarginati, deve avere gli stessi diritti degli altri sardi», ha detto Andrea Manca, vicesindaco di Sorgono. Per Maria Antonietta Uras (Giave): «Non è possibile che la politica non si renda conto di quanto sia difficile raggiungere i grandi ospedali per chi abita in Comuni isolati e neanche può cancellare i reparti come se nulla fosse». La richiesta appello è stata lanciata nel mezzo del corteo: «Il Consiglio regionale deve far pressione sulla Giunta ed evitare che il piano resti quello proposti fino ad oggi. Deve esserci una pausa di riflessione e vogliamo che i consiglieri regionali vengano a vedere di persona in quale tremenda situazione ci vogliono cacciare», hanno detto i manifestanti. Protesta ribadita poco dopo nell’incontro con il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, che ha detto: «La riorganizzazione della rete ospedaliera dev’essere ancora discussa, ma è evidente che prima di qualunque decisione i territori vanno sentiti e coinvolti. Non ci potranno essere scelte imposte dall’alto e comunque prima di qualsiasi riorganizzazione dobbiamo avere la certezza di un’efficiente servizio per le emergenze-urgenze». Sulla protesta è intervenuto con un comunicato il gruppo di Sel in Consiglio: «Lavoreremo – è scritto – per difendere le ragioni di chi oggi si sente in pericolo. Dobbiamo eliminare gli sprechi, non i diritti dei territori emarginati». (ua)

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