La Nuova Sardegna

Bombe sarde, inchiesta chiusa

Verso l’archiviazione il fascicolo sull’export di armi da Domusnovas all’Arabia

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CAGLIARI. Potrebbe chiudersi con l’archiviazione l’inchiesta condotta dal pm Gaetano Porcu sull’export di armamenti gestito dalla Rwm di Domusnovas, filiale del colosso tedesco Rheinmetall: se la destinazione delle bombe è l’Arabia Saudita il problema sarebbe politico e non giudiziario. La Procura si era mossa partendo da un esposto presentato in tutta Italia da alcune associazioni pacifiste e poi anche dal senatore del M5s Roberto Cotti, iniziative cui si è aggiunta alcune settimane fa la denuncia firmata da Angelo Cremone per il Tavolo della Pace. Due le ipotesi all’origine del procedimento, registrato contro ignoti: la violazione dell’articolo 11 della Costituzione («l’Italia ripudia la guerra») e quella della legge 185 del 1990 secondo la quale è vietato vendere armi a paesi coinvolti in attività bellica. In questo caso l’Arabia Saudita,impegnata in un conflitto con lo Yemen. Il pm Porcu attende per i prossimi giorni il rapporto finale, che comprende tutti gli atti parlamentari e le dichiarazioni pubbliche del ministro della Difesa Pinotti, oltre che le relazioni ispettive elaborate dopo una serie di sopralluoghi all’Rwm di Domusnovas. Materiale recente, cui s’aggiungono le ispezioni periodiche che la Questura compie nello stabilimento. Solo dopo un esame complessivo degli atti il magistrato deciderà se chiedere l’archiviazione del fascicolo o disporre ulteriori accertamenti. Restano peraltro da chiarire alcuni aspetti dell’attività di export denunciata con forza dai pacifisti, su tutti le condizioni tecniche degli ordigni assemblati a Domusnovas e destinati all’Arabia attraverso lo scalo aereo di Elmas: si tratta di capire se al momento del trasporto le bombe siano in grado di esplodere oppure no. Gli accertamenti avrebbero condotto alla seconda ipotesi: al carico sui voli diretti in Arabia gli ordigni sono inermi.ile.

Un’inchiesta era stata aperta anche dal procuratore aggiunto di Brescia, Fabio Salamone, seguita dagli esposti delle associazioni pacifiste e da cinque interrogazioni parlamentari al ministero della Difesa. Sulla vicenda, divenuta un caso internazionale, era intervenuto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Nella risposta all’interrogazione dei deputati del M5s Luca Frusone e Maria Elena Spadoni il ministro aveva sostenuto che «la Rwm ha esportato in forza di licenze rilasciate in base alla normativa vigente, perché i sauditi non sono oggetto di embargo o restrizioni rispetto all’export di armi». (m.l)

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