La Nuova Sardegna

gli indipendentisti

«Serve uno scenario differente»

Duro attacco dei Rossomori. Il Pds: sì al partito della Nazione sarda

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CAGLIARI. Dal fronte del No i Rossomori e il Partito dei sardi, che insieme agli alleati governano la Regione, sono stati i più duri. I primi, col presidente Gesuino Muledda, hanno detto: «Confermiamo che questa guida della Regione è inadeguata e non vediamo come a questo si possa rimediare col Pd che ha mutato il proprio Dna e un governatore delegittimato da se stesso prima ancora che dal risultato delle urne» Concetto ribadito dal consigliere regionale Paolo Zedda: «O si cambia strada, ad esempio nei rapporti col governo di Roma, o è meglio cambiare compagni di viaggio». Indiscrezioni dicono che i Rossomori potrebbero ritirare il loro assessore, Elisabetta Falchi all’agricoltura, proprio per accelerare la verifica. Sono in fermento anche i sovranisti del Partito dei sardi. «Nell’isola – ha scritto l'assessore presidente del Pds Paolo Maninchedda – oggi c'è lo spazio politico perché l'indipendentismo democratico, europeista e pluralista, si affermi e costruisca uno scenario politico diverso rispetto allo schema italiano. Il nuovo spazio è la costruzione di una grande forza politica plurale: il Partito della Nazione Sarda. Un Pd che si dovesse riscoprire socialista e, noi auspichiamo, il più possibile indipendentista, sarebbe oggi di grande aiuto per rendere la Sardegna più sovrana». Con il segretario del Pds, Franciscu Sedda, che ha sottolineato: «Il No in Sardegna non va visto in senso distruttivo, ma come la richiesta di avere più coraggio». Ancora dal fronte indipendentista sono arrivate le critiche da Sardignalibera, Liberos e Progres. La sintesi è questa: «Il voto di domenica ha provocato una frattura insanabile fra Pigliaru e il popolo». (ua)

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