Giunta, stop al rimpasto lampo Prima un vertice con i segretari
I partiti chiedono a Pigliaru un confronto politico ampio prima di dare via al valzer di poltrone Si restringe anche la rosa dei sacrificabili nell’esecutivo dopo la caduta del governo Renzi
CAGLIARI. Il rimpasto rallenta, arenato nel paludone della politica. L’idea del blitzkrieg, della guerra lampo di Pigliaru in giunta è fallita davanti ai cavalli di Frisia delle segreterie del centrosinistra. Inevitabile che prima o poi la diversa visione del mondo tra il pragmatismo del professore e la liturgia dei partiti avrebbe scatenato la guerra. Per ora Pigliaru sceglie di rallentare. Domani ci doveva essere il vertice tra il governatore e tutti i consiglieri. Non ci sarà. Ufficialmente per la difficoltà di tutti di essere presenti a Cagliari. In realtà per lo stop imposto dai partiti alla riunione. Prima si discute con i segretari, vere anime e depositari della linea, e poi con i rappresentanti in aula. Il motivo è semplice, Pigliaru deve trovare un accordo politico prima di decidere come e quali assessori spostare.
I tempi. In teoria c’è sempre la possibilità che il presidente porti avanti il progetto originario. Rimpasto rapido e nuova giunta in settimana. Ma il rischio è di trovarsi le segreterie contro e di finire sfiduciato in aula. Baratro da evitare. L’alternativa è il passo riflessivo dei partiti. I tempi sono destinati a dilatarsi e il varo della nuova giunta potrebbe slittare a dopo Natale.
Fuori tempo. Il governatore deve affrontare diverse difficoltà. Per prima cosa la scelta fuori tempo del rimpasto. La sconfitta al referendum e le dimissioni di Gianmario Demuro sono stati il casus belli per dare via al valzer di poltrone. Ma mai come in questo momento c’è una situazione incerta. Il Pd, che dovrebbe dettare la rotta, è senza guida a livello locale e nazionale. Le sue anime sono in stand-by. Nessuno si riposizionerà prima di capire se Matteo Renzi resterà la stella polare del partito o se imploderà in un big crash. Ma al di là delle teorie c’è una concretissima difficoltà per il governatore. Massimo Deiana era pronto a lasciare l’assessorato ai Trasporti solo con la nomina in tasca di nuovo presidente dell’Autorità portuale. Nomina che doveva fare l’ex ministro Graziano Delrio. Nomina mai arrivata. In altre parole Deiana resterà dov’è. Per ora.
Rimpasto ristretto. La partita di scacchi il governatore la può fare con un numero ristretto di pezzi. Gianmario Demuro ed Elisabetta Falchi hanno già lasciato. E dopo una serie di riflessioni, veti e contrappesi a saltare saranno Claudia Firino, che non ha più da tempo il sostegno convinto del suo partito. E Maria Grazia Piras. L’unico che potrebbe essere ancora in bilico è Francesco Morandi, ora espressione del Centro democratico, gruppo rimasto con un solo consigliere e a rischio posto in giunta. Morandi potrebbe in ogni caso conservare la sua poltrona se venisse “adottato” dall’Upc.
Il calciomercato. In questo quadro complicato non ci sono punti fermi. Pigliaru aveva posto come condizione che i consiglieri non potessero fare gli assessori. Ora mostra un’apertura. Così Luca Pizzuto, Sel e Luigi Lotto, Pd potrebbero entrare in giunta alla Cultura e all’Agricoltura. Ma si dovrebbero dimettere da consiglieri. A far storcere il naso è anche la scelta dei renziani di presentare come candidato all’assessorato all’Industria Pier Luigi Caria. Primo dei non eletti. Altra categoria politica esclusa, in teoria. E se Morandi dovesse saltare c’è anche la possibilità per Barbara Argiolas, ex assessore comunale a Cagliari, in quota Soru, di entrare in giunta. L’unica certezza è Filippo Spanu alle Riforme. Un fedelissimo di Pigliaru. Ma da più parti c’è la convinzione che il governatore prima di muovere qualsiasi pedina dovrà superare la prova ordalica: affrontare tutti i segretari dei partiti e uscire con una squadra di governo in tasca.
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