Scontro tra giunta e Cappellacci sull’incasso diretto delle tasse
Paci e Maninchedda: giornata storica, i nove decimi delle accise su luce e gas nelle casse della Regione L’ex governatore: non è vero, i soldi restano allo Stato, è un nuovo regalo del centrosinistra al governo
CAGLIARI. Emozionante come una sfida all’ultima addizione. Alla maggioranza dei cittadini lo scontro nucleare tra l’assessore al Bilancio Raffaele Paci e l’ex governatore Ugo Cappellacci può sembrare una sfida tra fanatici dei numeri. In realtà la questione è fondamentale, perché in ballo c’è l’unica vera entrata diretta che la Regione gestirà per la prima volta dal 2017. Quella sulle accise di luce e gas. In altre parole fino a oggi la tassa sull’energia elettrica e sul gas consumati nell’isola venivano versati dai sardi allo Stato, che poi li girava più o meno tutti alla Regione. In realtà sono 700 milioni di euro che non erano gestiti da Cagliari, ma da Roma. Grazie all’accordo di Paci e Pigliaru con il governo da quest’anno le accise per nove decimi finiscono direttamente nelle casse della Regione, un decimo in quelle dello Stato. Tutto avviene con un unico pagamento di un modello F24, quello che si usa per pagare le tasse. E proprio intorno a questo si sviluppa una battaglia tutta politica fatta a colpi di comunicati stampa. Apre Cappellacci. «Pigliaru ha detto che nel 2017 avremmo visto i risultati della sua opera ed eccoli qui. L’unico tributo riscosso dalla Sardegna passa nelle mani dello Stato. È la fine dell’impostura dell’agenzia "assurda senza entrate", annunciata come rivoluzione e rivelata come azione propagandistica per coprire la debolezza della giunta dei baroni. L’unico tributo erariale versato dai contribuenti direttamente nelle casse regionali viene riscosso dalla mano dello Stato centrale. Questo è il frutto di una ridicola trattativa, condotta da Pigliaru e dal suo assessore “avatar” con la bandiera bianca bene in vista e con la deposizione di tutte le armi, ovvero i ricorsi già presentati da noi. L’ultima foglia di fico sovranista è caduta».
Paci non la prende benissimo e non lo nasconde. «Nessun passaggio dei soldi nelle casse dello Stato. Il versamento dell'accisa verrà effettuato con il modello F24 che in automatico, grazie ai diversi codici, destinerà la quota pari a un decimo nelle casse dello Stato mentre i nove decimi confluiranno nelle casse regionali. Non ci sarà alcun blocco nelle casse dello Stato della quota che spetta alla Regione. Al passo ulteriore, l'inversione del gettito fiscale, stiamo lavorando in modo che già da luglio la parte delle compartecipazioni erariali che spetta alla Sardegna, per esempio Iva e Irpef, non sarà più versata a Roma per poi tornare nell’isola ma resterà nelle casse regionali. L'ex presidente Cappellacci ancora una volta parla senza sapere, senza conoscere gli argomenti e senza neanche preoccuparsi di studiarli, cercando di confondere i sardi, manipolando e strumentalizzando i risultati ottenuti da questa giunta per nascondere i suoi fallimenti». Neanche l’assessore Paolo Maninchedda resiste e si scaglia contro Cappellacci. «È finito il viaggio a Roma dei nostri soldi, che comportava anche che una parte della nostra ricchezza rimanesse impigliata nelle reti saccheggiatrici dello Stato. Si iniziano a vedere le prime applicazioni dell'inversione del gettito fiscale perseguito con le norme di attuazione e con la legge sull'Agenzia delle Entrate. Questo è un grande risultato indipendentista e progressista che nessun pessimismo, negazionista e militante sempre per il peggio, può negare». Cappellacci la butta sull’ironia. «Confidiamo in un refuso e nell’attribuzione a Maninchedda di un secondo comunicato di Paci perché l’esponente del partito dei sardi ha sempre sostenuto, almeno fino a pochi minuti fa, l’agenzia sarda delle entrate». Poi replica anche a Paci. «L’agenzia sarda delle entrate non serve a nulla. Per Paci chi contesta le sue menzogne non sa nulla o non studia, ma i sardi pagano a caro prezzo le sue lezioni, buone solo per un corso di bufale. Se c'è uno che basa la sua esperienza politica sulla menzogna quotidiana, è proprio lui». (l.roj)
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