Fondali in riserva, Amp chiusa
Cabras, pesca vietata in tutta l’area marina dopo i risultati dei monitoraggi
CABRAS. Erano anni che si guardavano in cagnesco. Adesso lo scontro è frontale: da una parte ci sono i pescatori di ricci, dall’altra l’amministrazione comunale e l’Area marina protetta. L’oggetto della contesa, ovviamente, è la pesca dei ricci all’interno dei confini dell’Amp. Dopo anni di lotta figli delle bizze di un calendario sempre in evoluzione, e sempre oggetto di proteste, questa volta il calendario non è più un problema perché nell’area marina del Sinis la raccolta dei ricci è vietata.
La specie è in pericolo, dicono i rilievi e le proiezioni dell’Area marina: «Balle – rispondono i ricciai – la verità è che hanno fatto i loro calcoli durante l’estate, quando i ricci si nascondono: Adesso i fondali sono ricchi di ricci, vengano a controllare». La trasmissione dei dati raccolti non poteva che far scattare l’allarme rosso al ministero. Risultato: area marina off limits e pescatori a casa: «Anche quelli che possono pescare solo all’interno dei confini della riserva – aggiunge David Bichi, pescatore e presidente della Upsp, l’unione dei pescatori subacquei professionali – che adesso, ovviamente, non hanno la possibilità di lavorare: Le bollette, però, arrivano lo stesso». Ed è per questo motivo che oggi, a Cabras, i pescatori manifesteranno davanti al municipio. A meno che la recente apertura da parte del ministero, che ha accettato di discutere le regioni dei pescatori, non abbia calmato le acque. Lo spera il sindaco, Cristiano Carrus, che ha comunicato la notizia ai pescatori, e lo sperano anche i tecnici dell’Area marina che hanno qualche precisazione da fare quando di parla dei monitoraggi che hanno innescato le proteste dei raccoglitori di ricci: «Le nostre indagini seguono un calendario preciso - spiega il direttore, Giorgio Massaro – non le facciamo durante l’inverno perché sarebbero sfalsate dai prelievi giornalieri». L’unica data possibile, dunque, è l’estate: «Giugno e luglio, per essere precisi. E non sono azioni estemporanee ma vanno avanti dal 2003».
Tredici anni di controlli avrebbero evidenziato un progressivo impoverimento dei fondali: «Purtroppo è così ma i risultati che ci hanno lasciato davvero perplessi sono quelli ottenuti nelle zone a tutela integrale, dove non dovrebbe pescare nessuno. Anche nelle aree proibite ai pescatori i ricci stanno scomparendo», conclude il direttore dell’Amp. I ricci di mare, dunque, correrebbero il rischio di diventare un ricordo anche dove dovrebbero proliferare senza problemi. Un dettaglio che dimostra la difficoltà dei controlli in un’area vasta che spesso finisce nel mirino degli abusivi. (c.z.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
