La Nuova Sardegna

Gli atti che accusano la Barracciu

La Procura consegna al tribunale una relazione sulle indagini per peculato

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CAGLIARI. Francesca Barracciu non s’è vista neppure questa volta, ma il processo in cui è accusata di peculato aggravato per aver speso impropriamente 81 mila euro tratti dai fondi del gruppo Pd in consiglio regionale si è aperto formalmente anche senza l’ex eurodeputata democratica. L’udienza in cui gli uomini della polizia giudiziaria dovevano riferire al tribunale presieduto da Massimo Poddighe i vari passaggi delle indagini però, non è durata più di un quarto d’ora: il tempo perchè il pm Marco Cocco, con il consenso della difesa - Franco Luigi Satta, sostituito ieri mattina in aula dalla collega Herika Dessì - consegnasse ai giudici una relazione in cui gli esiti investigativi sono esposti e riassunti, per mettere in luce gli elementi d’accusa alla base del giudizio. Una scelta tecnica che dovrebbe accorciare i tempi del dibattimento pubblico, frutto di un accordo tra Procura e difesa. Alla prossima udienza, programmata per il 9 febbraio, il difensore dell’ex sottosegretaria ai Beni culturali potrà controesaminare gli investigatori, per proporre eventuali contestazioni.

I fatti alla base del procedimento penale sono noti: indagata per peculato insieme ad altri 32 esponenti del centrosinistra nella legislatura 2004-2009, Francesca Barracciu aveva scelto di presentarsi subito all’esame del pm Cocco, giustificando la spesa dei primi 56 mila euro con i consumi di carburante dell’auto usata per partecipare a convegni e incontri politici. Chiamata successivamente a chiarire quali fossero gli appuntamenti politici, l’allora viceministra produsse una voluminosa memoria sulla quale la polizia giudiziaria lavorò a lungo, scoprendo una serie di elementi controversi. Indagata di nuovo per la spesa non rendicontata di altre somme, l’esponente del Pd decise di avvalersi della facoltà di non rispondere. (m.l)

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