Province, stop al decreto Alla giunta il primo round
L’assessore Paci ottiene dal governo un nuovo confronto sui trasferimenti negati In bilico un centinaio di milioni. Floris, Uds: «La rivolta doveva iniziare nel 2015»
CAGLIARI. La vittoria non è ancora sicura, ma la Sardegna una prima sfida l’ha vinta con Palazzo Chigi. Il decreto che tagliava fuori la Regione e le quattro Province dai finanziamenti statali, un centinaio di milioni in tutto, è stato sospeso. L’assessore al bilancio Raffaele Paci è riuscito in quello che può essere definito un colpaccio. Dopo esserci opposto, insieme al Friuli Venezia Giulia e alla Valle da Aosta, al via libera – doveva essere deciso dal Comitato delle Regioni – ha ottenuto dal sottosegretario Gian Claudio Bressa l’apertura immediata, entro la prossima settimana, di un confronto per evitare lo strappo. «Abbiamo ottenuto un primo risultato importante – ha detto il vicepresidente Paci – il rinvio di un provvedimento amministrativo ingiusto e che se fosse stato approvato, ci avrebbe costretto a un immediato ricorso al Tar». Il taglio del contributo agli Enti locali, si sa, avrebbe provocato la bancarotta delle Province e scaricato sulla Regione gran parte dei costi. «Non abbiamo ancora capito – ha proseguito Paci – perché il governo voglia tagliare fuori la Sardegna dal fondo nazionale e le altre regioni a Statuto speciale. Con forza e determinazione, ci siano opposti in difesa dei diritti dei sardi, che non possono essere trattati in modo diverso dallo Stato». All’inizio della settimana prossima, la giunta metterà sul tavolo della trattativa anche la spinosa questione degli accantonamenti, altri 684 milioni scippati alla Sardegna. «Abbiamo impugnato le due ultime Leggi di stabilità nazionale davanti alla Corte costituzionali proprio per dimostrare, con forza, che lo Stato non può essere un avversario. Sulla vertenza entrate abbiamo chiuso un buon accordo e vogliamo che accada lo stesso per i finanziamenti agli Enti locali e sugli accantonamenti».
I sostenitori. Era stato il presidente dell’Anci regionale, Emiliano Deiana, fra i primi a schierarsi al fianco della Sardegna, con una lettera in cui invitava l’Associazione nazionale dei Comuni a sostenere «le ragioni della Sardegna». Alla fine anche questa sponda, insieme a quella di altre Regioni ordinarie ma non tutte, è servita per sospendere il decreto contestato. Subito dopo il rinvio, Franco Sabatini, Pd, presidente della commissione bilancio del Consiglio, ha ribadito «il suo «pieno sostegno a una vertenza fondamentale per il nostro futuro». Anche il presidente del Partito dei sardi, Paolo Maninchedda, ha rilanciato: «Dobbiamo mobilitare i sardi nelle piazze e avere sempre più coraggio».
Altre richieste. Per Pietrino Fois dei Riformatori è «arrivato il momento di rilanciare la vertenza sulle accise». Ripresa dal movimento La Base, che propone un accordo con la raffineria Saras sui depositi costieri.
Il grande dubbio. E quello di Mario Floris dell’Uds: «Nel 2015, siamo stati i primi a proporre di riaprire, con decisione, una vera vertenza entrate con lo Stato, ma allora non fummo ascoltati. Ora finiti i tempi degli amorosi sensi, i partiti del centrosinistra al governo si stracciano le vesti e invocano la mobilitazione generale. La verità è un’altra: abbiamo gettato via due anni». (ua)
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