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l’attentato nel 2003/tra le vittime il maresciallo silvio olla

Nassiriya, la base era poco protetta Condanna per il generale Stano

Nassiriya, la base era poco protetta Condanna per il generale Stano

SASSARI. «Animal House», la base militare di Nassiriya in Iraq fatta saltare in aria con un camion-bomba il 12 novembre 2003 non era sufficientemente protetta e per questo motivo l’allora comandante...

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SASSARI. «Animal House», la base militare di Nassiriya in Iraq fatta saltare in aria con un camion-bomba il 12 novembre 2003 non era sufficientemente protetta e per questo motivo l’allora comandante della missione italiana è stato condannato a pagare il risarcimento alle famiglie delle vittime. Una sentenza emessa da un tribunale civile nei confronti del generale Bruno Stano, un comandante eccezionale, di altissimo profilo militare e umano che ha sofferto in silenzio per la tragedia accaduta quando lui era comandante della Brigata Sassari e responsabile della missione “Antica Babilonia”, che l’ha segnato per sempre. Nella base “Maestrale” di Nassirya era morto il maresciallo Silvio Olla di Sant’Antioco insieme ad altri 27 soldati italiani dopo l’esplosione di un camion bomba. Dopo 13 anni, il generale Bruno Stano è stato condannato a pagare il risarcimento alle vittime dai giudici della prima sezione civile della Corte d’appello di Roma, che hanno invece assolto il generale dei carabinieri Georg Di Pauli, comandante della base saltata in aria. Entrambi erano stati assolti in sede penale, ma per Di Pauli è stato riconosciuto che non avrebbe potuto fare niente di più per proteggere i suoi uomini. Secondo i giudici civili, invece, il generale Stano non avrebbe fatto in modo che le difese della base fossero adeguate ai rischi che correvano i militari.

Secondo alcuni soldati scampati alla strage di Nassiriya, le protezioni di “Animal House” erano insufficienti e anche la sistemazione del deposito delle munizioni nei pressi degli alloggi avrebbe moltiplicato il potenziale offensivo di un attentato che, forse, sarebbe potuto essere molto meno tragico. Se anche i blocchi anticarro fossero stati riempiti di sabbia invece che di ghiaia e sassi, trasformati in proiettili dall’esplosione. Argomenti che hanno convinto i giudici a condannare il generale Bruno Stano a risarcire le famiglie delle vittime. Le quote non sono state stabilite.

Il generale Gianfranco Scalas, ex militare della Brigata Sassari, non si aspettava una svolta di questo tipo: «Sono basito – ha detto quando la notizia della condanna al generale Stano ha iniziato a circolare – –, non immaginavo un epilogo di questo tipo anche se sicuramente la questione non è ancora arrivata ai titoli di coda».

Il motivo dello stupore di uno dei militari che quel giorno erano a Nassiriya è chiaro: «Ho visto con i miei occhi l’impegno del generale fin dai primi momenti. Ha fatto di tutto per aumentare la sicurezza nella base e quella dei reparti distaccati, che aveva provveduto a far ripiegare proprio per aumentare la tranquillità di chi era troppo lontano».

Nell’accusa mossa al generale Stano c’erano anche precisi riferimenti alla condotta della missione nei giorni che hanno preceduto l’attentato del 13 novembre del 2003: «Quando si è in missione gli allarmi sono una costante – continua Scalas –, ci sono sempre e di certo non vengono sottovalutati. Nessuno ha mai ignorato che potesse accadere un attentato. Stano ha fatto di tutto per rendere sicura la base. C’è anche da dire che era arrivato appena da un mese quando i kamikaze hanno forzato il posto di blocco. In trenta giorni non si possono fare miracoli».

Il resto delle accuse non ha un riscontro immediato nelle memorie di Gianfranco Scalas, eccezion fatta per la posa dei blocchi anticarro: «È vero, ne avevano sistemato solo una fila ma era stato proprio Stano a chiedere che le protezioni venissero aumentate». L’ultimo pensiero ha il sapore della fatalità: «Un camion di quelle dimensioni, con quell’esplosivo, avrebbe fatto un disastro anche se avesse sbattuto contro un muro ancora più robusto».

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