Per una giustizia che sia giusta
Il promotore Patrizio Rovelli: «Basta sofferenze, rispetto dei diritti»
CAGLIARI. Tempi duri per la giustizia: «Difficile dire - parole di Mauro Mellini, avvocato ed ex membro del Csm - che oggi i giudici la esercitino nel nome del popolo italiano, coi magistrati che tendono a sostituire gli altri poteri dello Stato». Giustizia spettacolo, dove rischia di prevalere - parole di Simone Pinna, avvocato - il «populismo penale» e un «dibattito con la bava alla bocca, sindrome preoccupante della nostra democrazia». Giustizia anche morente, se è vero che in un tribunale antico come quello di Tempio il 45 per cento delle cause finisce in prescrizione: «Non è giusto generalizzare - ha richiamato il penalista Patrizio Rovelli - ma è tempo di aprire un confronto sereno fra chi opera nel campo giudiziario, con l’obbiettivo comune di migliorare le giustizia». Nasce per questo l’Osservatorio per la Giustizia (Opg), che lavorerà per il rispetto dell’articolo 24 della Costituzione («tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento») e per organizzare una banca dati sulle più importanti decisioni di merito, le sentenze utili a «orientare e qualificare l’attività difensiva delle parti, garantendo al contempo un diffuso e competente controllo democratico sugli orientamenti interpretativi di tutte le magistrature». L’Osservatorio, promosso da Rovelli con l’adesione di numerosi legali, raccoglierà i casi di giustizia-ingiustizia per metterli a disposizione dell’avvocatura come riferimento per l’attività difensiva. Ieri, primo atto, un affollatissimo incontro nell’aula magna della Fondazione Banco di Sardegna, dove sul tema «Giustizia, entriamo nel “merito”» coordinato dal giornalista Romano Cannas, sono state richiamate le ragioni di un’iniziativa che parte in un clima di scontro infuocato tra avvocati e magistrati, inasprito dalle recenti uscite pubbliche del presidente dell’Anm Piercamillo Davigo. Se Mellini ha insistito sul ruolo di supplenza esercitato in questi anni dalla magistratura, tema soprattutto politico, Rovelli ha portato l’attenzione su quella «giustizia vista dal basso», ai più incomprensibile e per molti temuta, che non è fatta solo di fascicoli e procedure ma di sofferenza umana: «Un milione e mezzo di iscrizioni al registro degli indagati all’anno - ha ricordato il penalista - significano altrettanti cittadini che soffrono e che una volta assolti, se non hanno patito la carcerazione, non potranno contare su alcun risarcimento». Come dire: servono norme nuove, serve una riforma e non leggi varate sull’onda dell’emozione sugli stimoli di quelle che la magistrata Fiorella Pilato ha chiamato efficacemente «le agenzie della paura». Serve - ha ricordato il penalista Franco Luigi Satta - il rispetto pieno della legge, anche quando prevede un ruolo di filtro da parte del giudice dell’udienza preliminare. E’ solo un esempio, ma significativo: «Quel ruolo è stato cancellato dalla Corte di Cassazione - ha sostenuto Satta - e nei fatti l’obbligo del gup di dichiarare il non luogo a procedere quando agli atti non ci sono le condizioni per il giudizio di merito è stato cancellato». Per Satta deve finire la sudditanza rispetto alle pronunce «spesso errate» della Cassazione e «il giudice deve recuperare la propria centralità». (m.l)
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