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Diana giustifica le spese: «Benzina per le trasferte»

di Mauro Lissia
Diana giustifica le spese: «Benzina per le trasferte»

L’ex consigliere di An ha spiegato di aver percorso 70mila chilometri all’anno Viaggi per incontrare gli elettori, i soldi sono stati impiegati per scopi istituzionali

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CAGLIARI. Mario Diana? Un altro globetrotter della politica: «Percorrevo settantamila chilometri all’anno, acquistavo un’auto nuova e la rivendevo con 170 mila chilometri. Per me era fondamentale il rapporto col territorio, andavo dappertutto a sentire quali fossero i problemi della gente». E’ stato lui a raccontarlo davanti al tribunale presieduto da Giuseppe Pintori, a fare le domande era il pm Marco Cocco che l’ha portato al giudizio immediato con l’accusa di peculato. Dura la vita dell’onorevole regionale: Diana andava, tornava e coi soldi del gruppo di An - tredicesima legislatura, dal 2004 al 2009 - l’ex presidente della Provincia di Oristano era costretto a pagare ettolitri di carburante («dovrei fare i conti, non so esattamente»), l’affitto dell’ufficio in piazza Episcopio («prima 700, poi quasi mille euro al mese all’istituto diocesano per il sostentamento del clero»), una coppia di collaboratori che gli gestiva la segreteria, tra cui una donna «che aveva un talento difficile da trovare». Quale? «Era capace di ricordare a memoria anche cinquemila numeri di telefono». Una rubrica umana, che Diana pagava alla bisogna: «Si chiama Maria Giulia Mottura, lei e il marito Ettore Onnis mi aiutavano e io rimborsavo, ma non cifre fisse...». Coniugi tuttofare: «Telegrammi, lettere, telefonate, commissioni...». C’era anche Cristiano Carrus, l’ex sindaco di Cabras: «Un esperto in enti locali - l’ha definito Diana - gli davo 750 euro al mese». E il giornalista pubblicista Giuseppe Mereu, che incassava una fattura mensile rimasta imprecisata. Insomma, un mare di spese: «Non meno di 135 mila euro all’anno - ha fatto i conti l’ex consigliere del centrodestra - e ne prendevo in tutto 109 mila». Cui s’aggiungevano - l’ha rintuzzato il pm - altre corpose indennità, ma «sempre soldi spesi per ragioni politiche e istituzionali - ha insistito Diana - che nessun consigliere aveva l’obbligo di rendicontare con pezze giustificative». E i famosi fondi del gruppo? «Quand’ero in An 3080 euro al mese - ha spiegato Diana - la quota individuale che veniva assegnata a tutti i componenti. Dopo, quando sono diventato capo del gruppo Pdl, la cifra fissa è stata abolita e si rimborsava a fattura». Ed è stato quello il momento in cui Diana ha ceduto alla passione per i libri pregiati, per le penne Montblanc e i Rolex, mettendo insieme spese per circa 200 mila euro, quelle che la Procura gli contesta e che l’hanno fatto finire in carcere. Ma di quanto e come avesse speso nel periodo di An Diana non aveva mai parlato, limitandosi a rispondere sulla legislatura successiva: «E’ la prima volta che lei mi fa domande su quei mesi - ha spiegato, rivolgendosi al pm - solo per questo non ne avevo mai parlato. Credo di avere ancora fatture e giustificativi». I difensori Massimo Delogu e Pierluigi Concas hanno dato l’assenso all’acquisizione dei verbali d’udienza sul primo esame del consigliere, reso davanti al precedente collegio giudicante il 5 febbraio 2016. L’avvocato Concas ha chiesto che venissero messe a disposizione della difesa i cd delle intercettazioni, il pm Cocco ha replicato che lo sono fin dalla chiusura dell’inchiesta. Domani si torna in aula per il controesame di Diana, le successive tre udienze saranno dedicate ai 60 testimoni citati dalla difesa. Lista lunga? Il giudice Pintori è stato gentilmente categorico: «Abbiamo tre udienze per sentire i testi, regolatevi di conseguenza».

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