La Nuova Sardegna

La sessuologa: «È giusto parlarne»

di Silvia Sanna

Claudia Ara: i bambini vanno aiutati, le famiglie e la scuola devono collaborare

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di Silvia Sanna

SASSARI

Non solo con alcuni genitori e il vescovo, l’iniziativa del professore di religione si scontra con il vuoto legislativo in materia di educazione sessuale. L’Italia è uno dei pochissimi Stati in cui non è obbligatorio l’insegnamento a scuola. Ecco perché le famiglie, soprattutto in determinati contesti, sono impreparate. Una grave lacuna, da colmare «per aiutare i ragazzi a vivere in maniera serena il sesso e a farli diventare adulti più responsabili e con un’autostima più solida». Claudia Ara, psicologa e sessuologa di Alghero, dice che «di sesso si può parlare subito e con i modi adatti allo sviluppo del bambino. In linea con il concetto di salute dell'Organizzazione mondiale della Sanità, è opportuno un approccio olistico e positivo, non concentrandosi solo sui problemi che possono derivare da alcuni comportamenti sessuali disfunzionali – come malattie, gravidanze indesiderate, abusi – ma sui diritti sessuali, in primis ricercare una vita sessuale soddisfacente e sicura. E tra gli stessi diritti sessuali – continua Claudia Ara – si deve ricordare il diritto a ricercare, ricevere e divulgare informazioni relative alla sessualità». La sessuologa spiega che non è utile demonizzare l'insegnante «che forse si è mostrato ingenuo o eccessivamente ottimista nell'affrontare tematiche per le quali è necessaria una più profonda informazione e formazione. Una cornice più definita dell'intervento avrebbe consentito una predisposizione differente dei genitori rispetto a un tema che, nonostante le risonanze sociali e mediatiche, risulta delicato e, purtroppo, rilegato nell'indicibile, con tutte le accezioni negative annesse ai tabù». Un grande limite, sottolinea l’esperta, che si sofferma sulle sue esperienze professionali con gli adolescenti. «Vedo ragazzi iperstimolati e sovraccarichi di informazioni che, se assorbite da un punto di vista cognitivo, non vengono digerite da quello affettivo ed emotivo. I mass media e il web colmano i vuoti che derivano dalle istituzioni familiari, scolastiche e specialistiche, ma bombardano i bambini e i ragazzi di contenuti senza dotarli di quelle competenze e abilità che li possano aiutare a gestire le sfide e i rischi. E grazie alle quali possano vivere in modo sano la sessualità». È fondamentale, per aiutare i ragazzi, «lavorare in maniera integrata coinvolgendo le famiglie e gli insegnanti – dice Claudia Ara –. Non aver ricevuto un'educazione sessuale all'interno della propria famiglia condiziona negativamente la comunicazione con i figli o alunni. Occorre quindi preparare un terreno fertile per costruire un dialogo con tutti i responsabili della crescita dei ragazzi». Solo così, con il coinvolgimento di tutti, i ragazzini, spesso poco più che bambini, smetteranno di vivere e affrontare il sesso in maniera sbagliata. La sessuologa fa l’esempio delle ragazzine che si offrono in cambio di una ricarica telefonica da 10 euro «perché pensano che il corpo non abbia valore» e di adolescenti «che passano ore su Youporn e si tormentano sulle dimensioni del proprio pene». «Programmi seri di educazione sessuale non possono essere più rinviati – conclude Claudia Ara – e devono coinvolgere tutte le età, i ragazzini ma anche gli adulti».

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