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Luigi Manconi: da noi ancora troppi veti

Alessandro Pirina
Luigi Manconi: da noi ancora troppi veti

Caso Dj Fabo, il senatore del Pd: non vedo la volontà di arrivare a una normativa seria

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I diritti civili sono da sempre il suo pane quotidiano. E forse proprio perché sa bene quanto in Italia sia difficile vederli riconosciuti, Luigi Manconi si dice molto pessimista sul via libera al testamento biologico. Per il parlamentare Pd il rischio è che venga fuori una legge oscurantista come quella che voleva il centrodestra.

Senatore, un altro appello alla politica è caduto nel vuoto e Dj Fabo è dovuto andare in Svizzera per morire.

«Ancora una volta in queste situazioni tragiche le persone interessate mostrano una fiducia così intensa nello Stato democratico nonostante tutte le frustrazioni e delusioni che ne ricevono. Fabo, come Welby 10 anni fa con Napolitano, si è rivolto al presidente Mattarella per poter fare la sua scelta in un quadro di legalità. Non ha voluto cercare scorciatoie, e non si è affidato a una sorta di prassi clandestina. La sua era la disperata volontà di poter scegliere da cittadino italiano e nel rispetto di una legge che però l'Italia non ha nel proprio ordinamento».

Ad aprile la legge sul testamento biologico dovrebbe arrivare alla Camera.

«Sinceramente la vedo molto dura. Non c'è la volontà di arrivare a un provvedimento serio. Il disegno di legge sul testamento biologico è una conquista civile elementare e nulla ha che fare con l'eutanasia. Questo va sottolineato: in Italia da 20 anni si discute di testamento biologico ma non di eutanasia. Ma purtroppo nemmeno questo livello modesto di regolamentazione è stato accolto».

Ma la legge che verrà discussa in aula potrà essere un passo avanti?

«Assolutamente no. Anzi, io temo che in questa legislatura si ripeta quello che stava per succedere nell'autunno del 2011, quando, se non fosse caduto il governo Berlusconi, sarebbe stata approvata una legge di ispirazione profondamente ostile al testamento biologico. Un provvedimento che negava al paziente la possibilità di decidere in materia di nutrizione e idratazione artificiali».

Ma il centrosinistra può essere in grado di presentarsi con una proposta unitaria?

«Anche nel nostro campo ci sono resistenze molto forti. In particolare sulla questione della nutrizione e idratazione artificiali. Da decenni medici ed esperti sostengono che sono terapie e quando si rivelano inutili e dolorose si configura una forma di accanimento terapeutico. Ma nonostante sia riconosciuto nella comunità scientifica questo viene poi negato perché si dà a nutrizione e idratazione l'attributo di sostegno vitale. Come si trattasse di un bicchiere d'acqua o di un pezzo di pane. Ma non è così. Sono terapie ed è diritto del paziente rinunciarvi».

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