Caso Aias, in campo i deputati Pd
Stipendi arretrati e sanzioni disciplinari, interrogazioni ai ministri Poletti e Minniti
SASSARI. Una nuova interrogazione parlamentare sul caso Aias-Fondazione Stefania Randazzo. Il destinatario in questo caso non è il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin ma i responsabili del Lavoro Giuliano Poletti e degli Interni Marco Minniti. A firmare l’interrogazione sono i deputati del Pd Francesco Sanna, Caterina Pes, Paola Pinna, Giovanna Sanna e Gian Piero Scanu. I parlamentari isolani chiedono che da parte dei ministri sia fatta chiarezza in particolare sulla vicenda stipendi arretrati-sanzioni disciplinari. Rivolgendosi al ministro del Lavoro, i deputati ricordano che i circa 1200 dipendenti distribuiti nei 43 centri vantano almeno 8 stipendi arretrati e che da diverso tempo l’associazione guidata dalla famiglia Randazzo paga in ritardo, versa acconti e non corrisponde tredicesime e bonus Renzi. Una situazione di grande difficoltà che ha portato i lavoratori a sollecitare l’applicazione dell’articolo 1676 del codice civile per ottenere il pagamento degli stipendi arretrati. In alcuni casi, anche in seguito al via libera da parte della Regione, le aziende sanitarie hanno erogato i compensi. I deputati Pd chiedono al ministro Poletti «di verificare se i dipendenti siano nel loro pieno diritto di chiedere gli arretrati direttamente ai debitori pubblici di Aias e Fondazione. In questo caso sarebbero evidentemente illegittime le sanzioni disciplinari poste in essere da Aias nei confronti dei dipendenti». Per questo i provvedimenti disciplinari adottati dovrebbero essere annullati. I parlamentari evidenziano come lo scontro in atto abbia creato «un contesto avvelenato e deteriorato, in cui le delicate attività a favore dei pazienti potrebbero essere compromesse». Per questo, rivolgendosi in particolare al ministro Minniti, suggeriscono la possibilità di «esercitare sulla Fondazione – considerata tutt’uno con l’Aias – la funzione di controllo prevista dall’articolo 25 del codice civile. Una verifica che, se si ravvisassero i presupposti, potrebbe sfociare in una soluzione estrema, cioè “nello scioglimento dell'amministrazione e la nomina di un commissario straordinario, che nell'interesse dei medesimi enti e in collaborazione con le istituzioni locali ripristini in tempi rapidi le normali condizioni di operatività». In particolare, il commissario avrebbe il compito di riportare le parti a dialogare in maniera serena, facendo chiarezza sulla situazione finanziaria e accelerando il pagamento dei compensi arretrati ai lavoratori.
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