La Nuova Sardegna

Da Nuoro un attacco frontale alla Regione

di Francesco Pirisi

Il Campo progressista muove i primi passi. Roberto Capelli: «Daremo voce ai più deboli»

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NUORO. La nascita del Movimento progressista e la denuncia della politica del presidente della Regione, Francesco Pigliaru. Non è chiaro chi abbia la meglio nell’assemblea che ha battezzato la componente sarda che l’11 marzo si ritroverà a Roma per l’avvio del Campo progressista di Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano. La cosa certa è che i due soggetti sono incompatibili. Colpa dei percorsi presi dal rimpasto nella giunta regionale. L’uscita dalla maggioranza è altra cosa. Non viene ufficializzata, tanto da fare propendere a un appoggio esterno condizionato dal favore ai singoli provvedimenti. In sala c’è l’assessore della Cultura e Pubblica istruzione, Claudia Firino, accolta da un’ovazione: «In pubblico si parla del rilievo della cultura ma trovare i fondi è una fatica indicibile». Il ricordo dell’esperienza e il modo di pensare e condurre vita e politica le fanno concludere che «comunque le istituzioni vanno sempre rispettate, perché sono le sole in grado di garantire i diritti ai cittadini». Tanto da sentirsi chiamata a continuare in quel campo progressista a cui dà l’adesione. Lo stesso fanno i consiglieri regionali Francesco Agus (ex Sel) e Anna Maria Busia, che arriva dal Centro democratico, chiamati a raccolta dal deputato nuorese Roberto Capelli (Cd) e dal senatore di Cagliari, Luciano Uras, in uscita da Sel dopo i contrasti con una parte del gruppo consiliare dell'assemblea sarda, rimasta al fianco di Pigliaru. Al telefono da Cagliari saluta e aderisce al progetto il sindaco Massimo Zedda, che dà appuntamento all’incontro dell’11 marzo a Roma. Prima di prenotare il viaggio per la capitale, e pensare a quello spazio di sinistra inseguito e trovato, l’assemblea nuorese ripassa in rassegna gli ultimi istanti dell’avvicendamento nel governo della Regione. Per Francesco Agus, da martedì a Villa Devoto amministrerà «un monocolore del Pd, con l'innesto di qualche partito: potenziali contestatori oppure asserviti ai diktat del partito di maggioranza relativa». Il giovane esponente ex Sel porta la lancetta della rottura a un tempo precedente alla definizione del rimpasto nell’esecutivo: «Ormai non si poteva più condividere la posizione politica, perché ogni nostra proposta e riflessione erano mal digerite». I propositi del nuovo partito li introduce Capelli e si rivolge a quelle fasce di società che «hanno perso speranza e fiducia, dentro le quali vogliamo far rinascere questi sentimenti. Gli scopi sono la partecipazione, la difesa dell’identità. Se c’è un obiettivo che può guadagnare il primo posto nella scala è l’occupazione, da rilanciare con una riedizione della questione sarda».

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