La Nuova Sardegna

Gentiloni: la Sardegna dev’essere ascoltata

Nell’incontro con le Regioni il premier conferma: «Sugli accantonamenti un vertice prima di Pasqua»

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CAGLIARI. Il premier Paolo Gentiloni s’è presentato alle ventuno Regioni. È stato il primo incontro ufficiale dopo l’addio di Matteo Renzi e la fine ingloriosa del referendum costituzionale di dicembre. C’era anche la Sardegna, a Palazzo Chigi, con il vicepresidente Raffaele Paci in rappresentanza del governatore Francesco Pigliaru. Se le Regioni ordinarie hanno rilanciato la partita sulla spesa sanitaria, il governo ha tagliato i fondi anche di recente, Paci ha parlato della vertenza accantonamenti, cioè dei 684 milioni che lo Stato non trasferisce alla Sardegna nonostante le spettino e li usa per frenare l’avanzata del debito pubblico nazionale. Il vicepresidente ha avuto la certezza che «prima di Pasqua il confronto, dopo i primi incontri con il sottosegretario Gianclaudio Bressa, si sposterà sul tavolo del governo». In una nota la Regione ha fatto sapere che l’assessore s’è incontrato anche con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Maria Elena Boschi. «Abbiamo avuto la conferma – è la dichiarazione di Raffaele Paci – che l’incontro sulla partita degli accantonamenti sarà fissato prima di Pasqua e proprio a Palazzo Chigi. Perché il presidente del Consiglio, ha confermato che riserverà grande attenzione alle istanze finanziarie portate avanti dalla Sardegna». La rivendicazione della giunta Pigliaru è nota: dopo aver impugnato le ultime due Leggi di stabilità nazionale, ora punta a ottenere dal 2018 una drastica riduzione degli accantonamenti e recuperare almeno il 50 per cento dei milioni che ora lo Stato tiene per sè. Due settimane fa, all’incontro con il sottosegretario ressa, la Sardegna s’è presentata con un dossier in cui ha elencato i motivi per cui «a partire dal prossimo anno il prelievo non potrà più essere di 684 milioni». La Regione da sempre contesta che «il prelievo doveva essere provvisorio e invece e diventato definito». Anzi, negli anni è aumentato: nel 2012 era di 268 milioni, ora è quasi triplicato. «È come se lo Stato – ha spiegato più volte Paci – avesse riscritto le regole sulle nostre entrate fiscali senza rispettare le procedure e non possiamo più sostenere questo sacrificio. Per questo vorremo trovare un accordo prima che cominci il percorso delle nuova Legge di stabilità nazionale, quella del 2018».

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