Pecorino, 30mila quintali da comprare
Via libera al maxi finanziamento di 14 milioni. Marchio Dop: la Regione contro gli allevatori laziali
CAGLIARI. L’acquisto pubblico del Pecorino romano si farà, con la speranza che subito dopo il prezzo del latte riprenda a salire. Il Consiglio regionale, nella Finanziaria, ha approvato la spesa di 14 milioni per far fronte all’emergenza, con la clausola che gli «effetti positivi dell’intervento» ricadano prima di tutto sugli allevatori e non sui trasformatori». Raggiungere l’accordo, poi votato all’unanimità dall’aula, non è stato facile. La prima versione dell’emendamento presentato da Gaetano Ledda della Base rischiava di vincolare fin troppo l’operazione agli accordi preliminari all’interno della filiera. Alla fine, nei fatti, sarà l’organismo interprofessionale Oilos (sono presenti produttori, cooperative e industriali) a essere la camera di compensazione fra le procedure del bando d’acquisto e il prezzo del latte.
L’ipotesi. Con 14 milioni a disposizione – stando ai primi calcoli dell’assessore all’agricoltura Pierluigi Caria – la Regione dovrebbe riuscire a comprare, grazie al cosiddetto bando per gli indigenti, 30mila quintali di Pecorino romano su una stima d’invenduto intorno ai 100mila quintali nei caseifici. Altri 10mila quintali dovrebbero rientrare invece nel bando nazionale annunciato dal ministero per le Politiche agricole, in cui sono 4,1 i milioni assegnati alla Sardegna. Le quote sono ancora variabili e dipenderanno dal prezzo d’acquisto al chilo delle scorte: dovrebbe variare da 5 eruo fino a 6,50.
L’operazione. In aula l’assessore Caria ha detto: «Appena il Consiglio regionale approverà la Finanziaria, sarà l’Agenzia Argea a pubblicare il bando regionale. Mentre quello nazionale spetterà ad Agea». Le procedure, in entrambi i casi, dovrebbero essere snelle e, in Sardegna, la mediazione di Oilos dovrebbe rendere tutto più facile. «Siamo comunque sicuri – ha aggiunto Caria – di spendere parte dei 14 milioni anche per sostenere altre produzioni di formaggio».
L’obiettivo. Per Gaetano Ledda il traguardo è stato raggiunto: «Il finanziamento, voluto da tutti i partiti, avrà di sicuro un effetto positivo nei contratti fra gli allevatori, le cooperative e gli industriali appena cominceranno gli acquisti pubblici del Pecorino romano fermo da una stagione nei caseifici».
La vertenza marchio. L’assessorato all’agricoltura, nel frattempo, ha deciso di costituirsi in giudizio davanti al Tribunale delle imprese di Roma per difendere il marchio Dop del Pecorino romano. Affiancherà il Consorzio sardo di tutela contrapposto ai produttori laziali, che vorrebbero lanciare il marchio «Cacio romano Dop», destinato, questa è la tesi della Sardegna, a provocare confusioni e contraccolpi negativi sul mercato del Pecorino. «La costituzione in giudizio – ha detto l’assessore Caria – è un atto dovuto e necessario. Servirà a difendere una delle eccellenze della nostra produzione agroalimentare da attacchi sconsiderati».
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