La Nuova Sardegna

Doppia preferenza, le donne in piazza

Doppia preferenza, le donne in piazza

Flash mob davanti al consiglio regionale per chiedere la parità di genere nella legge elettorale

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Il muccadore è nero, ma anche a fiori. Sono i simboli di un dolore che esiste, è forte, ma prima possibile va spazzato via. Da che cosa? Dalla voglia di festeggiare quello che oggi non c’è ancora. È la doppia preferenza di genere, o meglio la pari dignità nel poter essere elette in Consiglio regionale. Cento donne escluse dalla politica per colpa di una legge assurda, è quella votata a scrutinio segreto nel 2009, e soprattutto delegazione importante del loro mondo, col fazzoletto in testa, hanno protestato contro questo incivile tagliafuori elettorale. Organizzate e convocate dall'associazione Hemines, poi all'improvviso si sono liberate il capo, hanno sventolato la bandiera-muccadore, e gridato vergogna. La loro richiesta, diventata pretesa, è stata una sola: «La parità di genere va stralciata dall'attuale e confusionario dibattito sulla riforma elettorale e da sola dev’essere approvata immediatamente dal Consiglio». È stata questa la scintilla del flash mob, messo in scena fra le statue di Nivola, in cui primeggia la Dea Madre. Grazie al passaparola sui social, la Rete, oltre 2mila le prime adesioni, è scesa in piazza per dare uno scossone ai partiti ancora indecisi, o che di recente hanno presentato proposte complicate. È stato un atto simbolico, quello di levarsi il fazzoletto, ma indossarlo era stato anche il consigliere regionale Paolo Zedda, e subito rilanciare i loro diritto a partecipare alla vita politica. Senza distinzione di censo e residenza, hanno lanciato un messaggio ultimatum: «Siamo qui ma siamo anche dovunque, per dire ai signori uomini in Consiglio, 54 su 60, che la nostra pazienza è finita», ha detto Annamaria Busia del Campo progressista, che due anni fa ha depositato una leggina di poche righe che metteva fine all'ingiustizia. Ma la proposta è finita nelle secche di una riforma che non ha ancora nè testa e neanche coda. Di fatto, la manifestazione ha rievocato quella delle donne di Orgosolo, che nel 1969 impedirono all'Esercito di occupare i terreni comunali per costruire un poligono a Pratobello. Fu una battaglia popolare vinta e ora le donne di Sardegna vogliono vincere anche questa. «Sappiamo però che ci sono ancora troppe resistenze. Qualche mese fa, ad esempio, un'ultima proposta presentata dal Pd – secondo Carmina Conte portavoce di Heminas – all'improvviso ha rimescolato le carte». Cos'è accaduto? Quello che sembrava scontato, è ritornato in discussione, anche se la settimana prossima - come annunciato dal presidente Francesco Agus a un altro movimento, quello di "Meglio in due" - la commissione riforme dovrebbe approvare la bozza-stralcio da portare subito in aula sempre che i capigruppo (tutti uomini) lo vogliano.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative