Niente risarcimenti per le servitù militari
CAGLIARI. Da ben 8 anni la Regione non riceve i risarcimenti destinati ai Comuni che ospitano servitù militari, 20 milioni per il solo quinquennio 2010-2014. Aramu. L’ultima volta che lo Stato ha...
CAGLIARI. Da ben 8 anni la Regione non riceve i risarcimenti destinati ai Comuni che ospitano servitù militari, 20 milioni per il solo quinquennio 2010-2014. Aramu. L’ultima volta che lo Stato ha allentato i cordoni delle borse è stato nel 2012, quando sanò il debito per il quinquennio 2004-2009 in base alla legge 108/90. Da allora più nulla. «È per questo motivo – spiega Gianni Aranu del Comipa – che negli ultimi 5 anni, salvo casi eccezionali legati a motivi importanti, abbiamo sempre dato parere contrario alle esercitazioni. Lo abbiamo fatto anche per richiamare l’attenzione sulla mancata attuazione dell’ordine del giorno del Consiglio regionale che chiedeva allo Stato di impegnarsi per una riduzione qualitativa e quantitativa delle servitù militari, organizzando una seconda conferenza sull’argomento. La prima fu nell’81, quando a capo della Giunta regionale c’era Mario Melis».
Arbus, Decimomannu, La Maddalena, Perdasdefogu, Sant’Anna Arresi, Teulada, Ulassai, Villagrande Strisaili, Villaputzu e Villasor sono i Comuni cui, in cambio della convivenza con la presenza massiccia dei militari, spetterebbe un compenso: le aree occupate dalle divise sono sottratte alle collettività e all'utilizzo a fini economici. Per questo motivo i sindaci dei dieci centri due mesi fa hanno chiesto al ministro della difesa Roberta Pinotti un incontro urgente, che stanno ancora aspettando.
Nel frattempo la pressione delle servitù militari non sembra affatto scemare, anzi. Nel novembre del 2015 il sud della Sardegna fu interessato da una grossa esercitazione militare in grande stile della Nato, denominata “Trident Juncture”, anche in quel caso una quindicina di giorni di occupazione del territorio a ridosso del poligono di Teulada, con uso di bombe, missili, armamenti di ogni genere. Fu probabilmente la più grossa operazione del genere dalla caduta del Muro di Berlino.
In realtà il tutto durò dal 1° ottobre al 21 dicembre, con oeperazioni nel poligoni di Capo Frasca, Capo Teulada e Quirra, ma il clou fu nelle due settimane che presero il via il 21 novembre 2015. Il Comipa disse di no, in quel periodo tra l’altro si parlava di ripristinare la servitù militare a Guardia del Moro, nell’arcipelago della Maddalena; inoltre si spingeva per le bonifiche nelle aree sottoposte ai veleni derivanti dall’uso degli armamenti. Il ministro Pinotti, pur affermando di voler proseguire il dialogo sulle varie questioni, parlò di «necessità ineludibile». Si scatenarono proteste da parte dei pacifisti, che entrarono nell’area vietata di Teulada, ci furono disordini. Oggi tutto o quasi tace. E da lunedì si spara. (a.palm.)
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