In Sardegna spunta la pànace, pianta che può provocare cecità

Un esemplare di pànace di Mantegazza fotografato a Bunnari

Trovata nel Sassarese, è urticante e può provocare danni permanenti alla vista. Prime ispezioni degli uomini del corpo forestale. Esperti botanici al lavoro

SASSARI. Alcuni esemplari sono stati notati anche in giardini e parchi del Sassarese. Non solo, quindi, su terreni incolti o vicino ai corsi d’acqua dove solitamente questa pianta trova il suo habitat naturale. La pericolosa “pànace di Mantegazza” pare si sia diffusa anche in Sardegna e infatti numerose segnalazioni sono arrivate in questi giorni alla centrale operativa del corpo forestale che ieri mattina ha organizzato un’ispezione.

E purtroppo è arrivata una prima conferma dopo il sopralluogo fatto al parco di Bunnari: la pianta c’è e bisogna starle alla larga. Sono in corso accertamenti da parte di esperti botanici che stanno analizzando con attenzione l’esemplare ma pare che altre piante simili siano state viste anche nella zona di Bancali e verso le borgate di Sassari.

La pànace gigante (è chiamata anche così) appartiene alla famiglia delle apiaceae e ombrellifere ed è molto pericolosa per l’uomo: a contatto con la pelle e con gli occhi provoca ustioni gravi e cecità in alcuni casi permanente. Per questo al momento la prudenza è d’obbligo. Soprattutto per i bambini che spesso si ritrovano a correre in campagna o in piazze non proprio curate dal punto di vista del verde e che possono quindi inavvertitamente toccare il fiore, le foglie o il tronco. Il pericolo per l’uomo è dovuto al fatto che la pianta produce una linfa che contiene “furanocumarine”, sostanze organiche che penetrano nel nucleo delle cellule epiteliali umane e le distruggono. Ecco perché bisogna assolutamente evitare il contatto con la pelle e con gli occhi.

Riconoscerla non è semplicissimo perché a prima vista sembrerebbe del tutto innocua ma invece bisogna fare molta attenzione: le ustioni che provoca sono dolorosissime, con bolle, vesciche e rash cutanei più o meno estesi che possono lasciare cicatrici per sempre.

Gli esperti spiegano che la pianta è originaria del Caucaso e venne importata in Europa alla fine del diciannovesimo secolo a scopo ornamentale. Può anche superare i due metri di altezza e produce dai 1500 a 100mila semi che conservano la capacità di germogliare anche fino a quindici anni. Fiorisce una sola volta e poi, assolta la funzione riproduttiva, muore.

Dopo le ultime segnalazioni un gruppo di ispettori della forestale ha avviato un’attività di controllo in diverse zone intorno alla città. Gli esemplari “sospetti” sono già all’attenzione degli esperti che sapranno dare delle indicazioni più dettagliate nei prossimi giorni.

Qualche anno fa la Regione Lombardia – dove la pianta è particolarmente comune – aveva diffuso una nota proprio per mettere in allarme i cittadini. Si spiegava che i primi evidenti segni di contatto da panace di Mantegazza sono visibili solo dopo 24 ore e ad accelerare lo sfogo cutaneo sono le radiazioni ultraviolette, quindi sarebbe opportuno proteggere la parte di pelle dalla luce del sole, anche per settimane. In realtà bisogna adottare tutta una serie di accorgimenti nell’immediatezza, come lavare la pelle con acqua e sapone e, meglio ancora, consultare il medico.

L’Orto botanico di Bergamo ha dato dei consigli da seguire anche nei casi in cui non si abbia un contatto diretto con la pianta. Sarebbe importante cioè fotografarla per segnalarne la presenza e per consentirne il riconoscimento, rivolgendosi al Comune e alle autorità locali per la protezione forestale e per la cura del verde pubblico.

«La pianta – spiega sempre l’orto botanico – si diffonde tramite semi, trasportati dal vento, oppure a lunga distanza dall’acqua. Quindi è fondamentale intervenire prima della fioritura mediante sfalcio periodico e eradicazione. Le ombrelle con semi maturi si raccolgono invece in sacchi da tenere chiusi e da inviare all’incenerimento con gli altri rifiuti. Tutte le operazioni vanno eseguite con precauzione utilizzando guanti e maschera».

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