La Nuova Sardegna

Pecore da rottamare, dall’Agea 3,5 milioni agli allevatori sardi

di Antonello Palmas
Un gregge di pecore
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Un gregge di pecore

Contributo a fondo perduto per gli ovini oltre i 4 anni di età L'assessore all'agricoltura Caria: «Sollievo per le aziende» 

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SASSARI. Una boccata d'ossigeno per il mondo dell'allevamento che cerca di restare a galla in un'epoca affatto facile: arriva dall'Agea, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, sotto forma di un contributo per le pecore "a fine carriera" superiore del doppio alla cifra che si ipotizzava. Si passa dai 15 euro inizialmente previsti ai 30 euro a capo. Di fatto la vendita al macello degli animali poco o non più produttivi frutterà un raddoppio di incasso per l'allevatore, che per mandare in pensione un ovino (che purtroppo significa la morte dell'animale, ma è la dura legge del mondo agropastorale) riceve appunto tra i 25 e i 30 euro. Il finanziamento a fondo perduto è stanziato per capi di età superiore ad almeno 4 anni e in buona parte poco o non più produttivi.

L'operazione rientra nelle misure eccezionali dedicate dallo Stato alla zootecnia. La decisione è giunta dopo l'incontro avuto a Roma con il ministro all'Agricoltura Martina e l'assessore regionale all'Agricoltura Pier Luigi Caria pochi giorni dopo la sua nomina da parte del Governatore Pigliaru. La dotazione complessiva dello strumento assegna al comparto ovicaprino nazionale circa 6 milioni di euro e fatte le dovute proporzioni, in rapporto al patrimonio regionale, alla Sardegna saranno destinati circa 3.5 milioni.

«L'intervento – ha spiegato l'assessore Caria – si inserisce all'interno delle diverse azioni messe in campo dalla Regione in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e con le associazioni di categoria agricola. Si tratta di un passaggio importante, non certo determinante, ma che sicuramente contribuirà insieme ad altri interventi a dar sollievo alle 11 mila aziende agropastorali costrette ad affrontare un momento difficile a causa del calo del prezzo del latte». Per far fronte alla crisi del latte sono a questo punto saliti a 22 milioni gli interventi pubblici che lo scorso anno non c'erano: ai 14 milioni della Finanziaria votata dal Consiglio regionale, si sommano i 4.1 milioni del pacchetto nazionale sul latte per l'acquisto di pecorini Doc a favore di indigenti e ora i 3.5 milioni per le pecore a fine carriera.

Nonostante il contributo a fondo perduto c'è stata qualche perplessità iniziale sugli scopi dell'iniziativa: nel mondo agropastorale c'è chi ha pensato a un tentativo di favorire l'abbattimento degli animali in modo di limitare la sovrapproduzione di latte che in passato ha portato a sfornare formaggio pecorino per oltre 300 mila quintali, quando la soglia della stabilità di mercato è calcolata intorno ai 250 mila quintali, dopo i quali il mercato va in crisi e crollano i prezzi. Ma negli intenti della Regione che ha favorito questa operazione ci sarebbe in realtà questa idea, bensì quella di accompagnare il “fine carriera” naturale degli ovini, che normalmente è intorno ai quattro anni di età, in modo da migliorare la consistenza e la qualità delle greggi e compensare i costi di improduttività. La rottamazione, brutto termine dato che si parla comunque di esseri viventi ma utile per capire il fenomeno, avviene comunque per una certa percentuale di pecore ogni anno: quelle malate, o che per qualche problema fisico producono meno latte di quanto potrebbero, o che non restano gravide e quindi non producono latte. Diventando così un peso per l'allevatore. Il macello è così il triste epilogo della loro esistenza, ma non potendo lo Stato elargire contributi cash, ecco che vengono erogati con la motivazione del miglioramento della qualità produttiva.
Controlli? Ci saranno – fanno sapere dalla Regione – , anche perché ora con i registri digitali obbligatori barare è diventato decisamente più difficile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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