Dall’indipendentismo siluri contro Maninchedda 

La leader di Sardigna Libera Zuncheddu: fugge per rifarsi una verginità elettorale La replica: ho rinunciato al potere e mi si accusa di essere attaccato alla poltrona

SASSARI. A gettare alcol sul fuoco della polemica sulle dimissioni dell’assessore regionale ai lavori pubblici Paolo Maninchedda ci pensa proprio un’altra esponente del variegato mondo dell’indipendentismo isolano, Claudia Zuncheddu, leader del Movimento Sardigna Libera, autrice di una lettera aperta all’ormai ex della Giunta Pigliaru. Un attacco politico duro, che conferma la divisione in atto non da oggi nella galassia indipendentista.
Una delle frasi più significative è la seguente: «Chi ti conosce sa che è semplicemente scattata l’ora, è la mezzanotte di Cenerentola. Nessun addio all’amato Francesco, ma solo la solita fuga fisiologica, giusto in tempo per ricostruirsi la verginità da esibire ai sardi per le future elezioni». Quindi un affondo contro il Partito dei Sardi di cui Maninchedda è presidente, che «per il suo operato di governo e per le scelte, anche in campo energetico, non è a fianco del Popolo sardo». E poi «Resta incomprensibile il passaggio di chi si è prima qualificato indipendentista e poi sovranista. Metamorfosi opportunistica?». Riguardo alla stanchezza e sensazione di solitudine con cui Maninchedda sintetizzò i motivi delle dimissioni, la Zuncheddu accusa lui e il suo partito di aver manifestato con i voti «una chiara assunzione di responsabilità e di condivisione della politiche nefande» (della Giunta Pigliaru, ndc).
E cita quelle sul settore agropastorale, il sostegno a inceneritori, carbone e gasdotti, le «politiche di distruzione della scuola e della sanità», l’indifferenza per una legge elettorale «discriminante ed escludente». Per poi fare un richiamo all’unità: «Auspico che in tutto il mondo indipendentista, sovranista e sardista, di cui siete parte, si apra una stagione di confronto sincero e di crescita reale che porti finalmente all’unità che il popolo sardo da sempre ci chiede. Solo così sarà possibile intraprendere un processo di emancipazione e di indipendenza per i sardi».
Maninchedda, alla richiesta della Nuova di replicare, in una nota afferma: «Si vuole dileggiare la mia storia politica? Nessun problema: io ne vado orgoglioso, mi pulisco dagli sputi e vado avanti perché ho sempre difeso la stessa bandiera: la libertà delle persone, la libertà della Sardegna, la giustizia per i sardi. Mi si dipinge come un uomo che cerca la convenienza e si dimentica che per le mie posizioni con Soru persi la presidenza della Prima commissione, con Cappellacci persi la presidenza della commissione bilancio. Oggi rinuncio a fare l’assessore. Incredibile dire a chi rinuncia sempre al potere per le proprie idee che invece sia attaccato al potere. La verginità, che mi si accusa di volermi ricostruire, per me non è un valore».
E ancora: « Io sono tra i sette che non ha votato la legge elettorale regionale – scrive Maninchedda – e il mio partito ha depositato da tempo una proposta di legge proprio sulla preferenza di genere. Ho sempre detto la verità agli elettori (a proposito, alle ultime elezioni anche la Zuncheddu sosteneva Pigliaru, ma nelle liste di un partito cosiddetto italiano, Sel). Capisco che cosa disturba: che abbia dimostrato che l’indipendentismo sa governare e non solo manifestare».
E sull’appello all’unità « Noi ci siamo, ma vogliamo unire, convincere e non insultare tutti i sardi, soprattutto quelli che votano i partiti nazionali italiani. Noi non li odiamo, al contrario li amiamo e vogliamo parlarci e convincerli a fare una cosa insieme, a fare una rivoluzione civile, pacifica, legale, ma profonda e mai vista prima. Disturba che io stia guidando questa rivoluzione? Avanti, c’è spazio per tutti, ma senza odio, per cortesia».
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