La maggioranza in difficoltà: due vertici
Centrosinistra a confronto sull’azione di governo e sulla sanità. E Pigliaru incontra Sedda, Pds
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CAGLIARI. La crisi c’è e va affrontata con le maniere forti. Non basta più, come in passato, un solo vertice di maggioranza alla settimana: fra domani e giovedì saranno addirittura due, più il faccia a faccia, a Villa Devoto, fra il governatore Francesco Pigliaru e i ribelli del Partito dei sardi. Dopo le dimissioni dell’assessore Paolo Maninchedda, otto giorni fa, e la scossa data dal Pds alla coalizione, va ricordata «con lo Stato dobbiamo trattare alla pari», nessuno nel centrosinistra vuol farsi scappare la situazione di mano ed essere semmai costretto a inseguire questo o quel partito. Non servono più rattoppi volanti, è arrivato il momento della manutenzione straordinaria e resistente fino al 2019.
Bilaterale. L’incontro fra Pigliaru e la delegazione del Partito dei sardi, che sarà guidata dal segretario Franciscu Sedda, è stata annunciata per mercoledì mattina, ma potrebbe essere anticipata a stasera per evitare la concomitanza con il primo vertice di maggioranza. In questi giorni fra i sovranisti e il governatore non sono mancati gli incontri informali, ma solo quello ufficiale sarà decisivo. Il Partito dei sardi, nelle ultime ore, ha reso ancora più pesanti le richieste sul «necessario cambio di passo» da parte della giunta. Oltre alla questione del confronto con lo Stato, a cominciare dal come opporsi al ricorso presentato dal governo contro l’Agenzia regionale delle entrate, ha messo sul tavolo anche la legge nazionale elettorale, quella in discussione a Roma. Secondo il Pds, un primo segnale di cambiamento da parte del governatore potrebbe essere questo: «Chiedere che alla Sardegna non sia imposto lo stesso sbarramento – è del 5 per cento – che varrà nelle altre circoscrizioni regionali». Il motivo della richiesta è uno solo: «Mai quella soglia potrebbe essere superato da una o più liste sarde che non sono collegate a i partiti nazionali oppure non si presentano in circoscrizioni diverse dalla Sardegna». Una soglia così alta – è la tesi del Pds – di fatto negherebbe a priori la possibilità che siano eletti, ad esempio, i candidati di una sempre possibile alleanza fra indipendentisti, sovranisti e altre forze locali. «Se il governatore, insieme ai parlamentari sardi, si facesse portavoce di questa nostra diversità elettorale – fanno sapere dal Pds – sarebbe un segnale importante». È possibile invece che domani, nel faccia a faccia, non si parli ancora della successione di Paolo Maninchedda. «Noi vogliamo stare nel centrosinistra – è la sintesi dei sovranisti – ma prima di qualunque altro passaggio, deve esserci un chiarimento politico col presidente Pigliaru». Bisognerà vedere quale sarà la controproposta del governatore e quanto sarà decisiva per risolvere la crisi.
Vertice uno. Il primo conclave della settimana per l’alleanza di centrosinistra è stato convocato sempre domani mattina in Consiglio regionale. L’ordine del giorno è generico: verifica dell’azione di governo. Ma è chiaro che a finire sotto esame sarà prima di tutto il programma elettorale realizzato in questi tre anni e mezzo di legislatura. Non tutti i partiti sono soddisfatti di quanto è stato fatto dal 2014 a oggi e anche nel Pd non mancano i mal di pancia su, ad esempio, sanità ed urbanistica. Però è arrivato il momento di serrare le fila e preparare l’elenco delle priorità fino al 2019. Da Villa Devoto gli ultimi messaggi sono stati di questo tenore: «Scegliamo insieme i temi più importanti ed efficaci, votiamo le leggi che riteniamo indispensabili e raccogliamo i risultati». Quello di domani dovrebbe essere il vertice del chiarimento definitivo, soprattutto nei rapporti fra giunta e maggioranza, ma restano ancora molti dubbi. Uno su tutti: il Pds sarà presente, oppure ritornerà l’Upc, che ha disertato quello della settimana scorsa?
Vertice due. È in programma giovedì mattina e sul tavolo dovrebbe esserci la sanità in senso lato: dalle linee guida da consegnare alle Aziende sanitarie per ridurre i costi fino alla riorganizzazione della rete ospedaliera. Oggi è proprio la sanità il tema più delicato per la coalizione di centrosinistra, che qualche giorno fa ha corso il pericolo di essere battuta in commissione. L’accordo di massima raggiunto la settimana scorsa è stato questo: nella ridistribuzione dei posti letto non saranno le tabelle ministeriali a decidere quali ospedali e reparti dovranno rimanere aperti o chiusi. È stato questo il punto di partenza dell’armistizio, ma scriverlo potrebbe essere molto più complicato. (ua)
Bilaterale. L’incontro fra Pigliaru e la delegazione del Partito dei sardi, che sarà guidata dal segretario Franciscu Sedda, è stata annunciata per mercoledì mattina, ma potrebbe essere anticipata a stasera per evitare la concomitanza con il primo vertice di maggioranza. In questi giorni fra i sovranisti e il governatore non sono mancati gli incontri informali, ma solo quello ufficiale sarà decisivo. Il Partito dei sardi, nelle ultime ore, ha reso ancora più pesanti le richieste sul «necessario cambio di passo» da parte della giunta. Oltre alla questione del confronto con lo Stato, a cominciare dal come opporsi al ricorso presentato dal governo contro l’Agenzia regionale delle entrate, ha messo sul tavolo anche la legge nazionale elettorale, quella in discussione a Roma. Secondo il Pds, un primo segnale di cambiamento da parte del governatore potrebbe essere questo: «Chiedere che alla Sardegna non sia imposto lo stesso sbarramento – è del 5 per cento – che varrà nelle altre circoscrizioni regionali». Il motivo della richiesta è uno solo: «Mai quella soglia potrebbe essere superato da una o più liste sarde che non sono collegate a i partiti nazionali oppure non si presentano in circoscrizioni diverse dalla Sardegna». Una soglia così alta – è la tesi del Pds – di fatto negherebbe a priori la possibilità che siano eletti, ad esempio, i candidati di una sempre possibile alleanza fra indipendentisti, sovranisti e altre forze locali. «Se il governatore, insieme ai parlamentari sardi, si facesse portavoce di questa nostra diversità elettorale – fanno sapere dal Pds – sarebbe un segnale importante». È possibile invece che domani, nel faccia a faccia, non si parli ancora della successione di Paolo Maninchedda. «Noi vogliamo stare nel centrosinistra – è la sintesi dei sovranisti – ma prima di qualunque altro passaggio, deve esserci un chiarimento politico col presidente Pigliaru». Bisognerà vedere quale sarà la controproposta del governatore e quanto sarà decisiva per risolvere la crisi.
Vertice uno. Il primo conclave della settimana per l’alleanza di centrosinistra è stato convocato sempre domani mattina in Consiglio regionale. L’ordine del giorno è generico: verifica dell’azione di governo. Ma è chiaro che a finire sotto esame sarà prima di tutto il programma elettorale realizzato in questi tre anni e mezzo di legislatura. Non tutti i partiti sono soddisfatti di quanto è stato fatto dal 2014 a oggi e anche nel Pd non mancano i mal di pancia su, ad esempio, sanità ed urbanistica. Però è arrivato il momento di serrare le fila e preparare l’elenco delle priorità fino al 2019. Da Villa Devoto gli ultimi messaggi sono stati di questo tenore: «Scegliamo insieme i temi più importanti ed efficaci, votiamo le leggi che riteniamo indispensabili e raccogliamo i risultati». Quello di domani dovrebbe essere il vertice del chiarimento definitivo, soprattutto nei rapporti fra giunta e maggioranza, ma restano ancora molti dubbi. Uno su tutti: il Pds sarà presente, oppure ritornerà l’Upc, che ha disertato quello della settimana scorsa?
Vertice due. È in programma giovedì mattina e sul tavolo dovrebbe esserci la sanità in senso lato: dalle linee guida da consegnare alle Aziende sanitarie per ridurre i costi fino alla riorganizzazione della rete ospedaliera. Oggi è proprio la sanità il tema più delicato per la coalizione di centrosinistra, che qualche giorno fa ha corso il pericolo di essere battuta in commissione. L’accordo di massima raggiunto la settimana scorsa è stato questo: nella ridistribuzione dei posti letto non saranno le tabelle ministeriali a decidere quali ospedali e reparti dovranno rimanere aperti o chiusi. È stato questo il punto di partenza dell’armistizio, ma scriverlo potrebbe essere molto più complicato. (ua)
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