Cannabis per uso terapeutico in Sardegna, presentata una legge
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Il consigliere regionale Paolo ZeddaDopo la bocciatura della mozione sull’uso ludico i consiglieri di Mdp ci riprovano. Tra i firmatari Paolo Zedda, Luca Pizzuto e Rossella Pinna del Pd: servono regole
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CAGLIARI. Messo da parte lo spinello, bocciato qualche settimana fa dal Consiglio regionale, chi aveva firmato quella sfortunata mozione ora ci riprova con una proposta di legge. Stavolta però a essere liberalizzato, almeno in prospettiva, è soltanto l’uso terapeutico della cannabis e non altro. L’aspetto ludico, o spinello per capirci, è stato tagliato fuori dal gruppo di Articolo 1-Mdp, lo stesso della vecchia mozione, per non infilarsi di nuovo nel tunnel delle polemiche e non essere più colpito, com’è accaduto, dal fuoco amico degli altri partiti del centrosinistra. Paolo Zedda, il primo firmatario, l’ha detto sin dall’inizio: «Qui parliamo solo di scienza e medicina, non del resto». E infatti la proposta è stata firmata anche da Rossella Pinna del Pd, che invece aveva votato contro l’altra volta.
Medicina perché. La cannabis – ha spiegato Zedda – è un trattamento terapeutico somministrato da tempo a 100-150 pazienti sardi, affetti da diverse malattie: dalla Sla all’anoressia, alla depressione, ma serve anche per «ridurre gli effetti della chemioterapia a cui sono sottoposti i malati di tumore». Perché, al di là dello sballo in sé, la cannabis ha diversi benefici per quelle patologie: è un analgesico, combatte la nausea, stimola l’appetito e rilassa la muscolatura quand’è sotto stress per cause neurologiche. «La marijuana – ha sottolineato Zedda – in questi casi è prescritta dai medici ed è acquistata in farmacia, tre o quattro in Sardegna. Ma a essere venduta è solo la cannabis di Stato, chiamiamola così, perché è prodotta in quantità limitate dall’Istituto militare farmacologico e alla Sardegna sono assegnati di solito 2 chili e mezzo». Mentre per soddisfare tutti i potenziali beneficiari della cannabis terapeutica, che dovrebbero essere 25 mila, sarebbero necessari 250 chili. La proposta di legge punta proprio a colmare questa differenza.
L’obiettivo. Nel rispetto dellcodice penale sull’uso delle sostanze stupefacenti, va ricordato che quelle “leggere” sono sempre illegali, il progetto di Mdp vuole disciplinare la produzione e l’uso terapeutico. Materia su cui tra l’altro sei regioni – Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia – hanno da tempo una loro legge, con anche l’acquisto della marijuana statale a carico del servizio sanitario. «Noi chiediamo – ha detto Daniele Cocco – che lo stesso avvenga in Sardegna». Con anche l’ipotesi – ha sottolineato Luca Pizzuto – che «gran parte della materia prima sia coltivata nell’isola e la produzione affidata a un soggetto pubblico regionale». C’è un altro aspetto: oggi la marijuana terapeutica è utilizzata e venduta poco per questo motivo: «I margini di guadagno per il farmacista sono pari a zero ed è così da quando lo Stato ha imposto un prezzo bloccato in ogni fase: quello di vendita al paziente è intorno ai 9 euro al grammo, inferiore ai 15 pretesi dall’Istituto farmacologico», ha sottolineato Zedda. Con la produzione locale – è scritto in un passaggio decisivo della proposta – invece anche «quel costo iniziale verrebbe ridotto». La proposta ora dovrà passare al vaglio del Consiglio e «l’esclusivo uso terapeutico» dovrebbe raccogliere più consensi della mozione ludica, quella bocciata.
Medicina perché. La cannabis – ha spiegato Zedda – è un trattamento terapeutico somministrato da tempo a 100-150 pazienti sardi, affetti da diverse malattie: dalla Sla all’anoressia, alla depressione, ma serve anche per «ridurre gli effetti della chemioterapia a cui sono sottoposti i malati di tumore». Perché, al di là dello sballo in sé, la cannabis ha diversi benefici per quelle patologie: è un analgesico, combatte la nausea, stimola l’appetito e rilassa la muscolatura quand’è sotto stress per cause neurologiche. «La marijuana – ha sottolineato Zedda – in questi casi è prescritta dai medici ed è acquistata in farmacia, tre o quattro in Sardegna. Ma a essere venduta è solo la cannabis di Stato, chiamiamola così, perché è prodotta in quantità limitate dall’Istituto militare farmacologico e alla Sardegna sono assegnati di solito 2 chili e mezzo». Mentre per soddisfare tutti i potenziali beneficiari della cannabis terapeutica, che dovrebbero essere 25 mila, sarebbero necessari 250 chili. La proposta di legge punta proprio a colmare questa differenza.
L’obiettivo. Nel rispetto dellcodice penale sull’uso delle sostanze stupefacenti, va ricordato che quelle “leggere” sono sempre illegali, il progetto di Mdp vuole disciplinare la produzione e l’uso terapeutico. Materia su cui tra l’altro sei regioni – Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia – hanno da tempo una loro legge, con anche l’acquisto della marijuana statale a carico del servizio sanitario. «Noi chiediamo – ha detto Daniele Cocco – che lo stesso avvenga in Sardegna». Con anche l’ipotesi – ha sottolineato Luca Pizzuto – che «gran parte della materia prima sia coltivata nell’isola e la produzione affidata a un soggetto pubblico regionale». C’è un altro aspetto: oggi la marijuana terapeutica è utilizzata e venduta poco per questo motivo: «I margini di guadagno per il farmacista sono pari a zero ed è così da quando lo Stato ha imposto un prezzo bloccato in ogni fase: quello di vendita al paziente è intorno ai 9 euro al grammo, inferiore ai 15 pretesi dall’Istituto farmacologico», ha sottolineato Zedda. Con la produzione locale – è scritto in un passaggio decisivo della proposta – invece anche «quel costo iniziale verrebbe ridotto». La proposta ora dovrà passare al vaglio del Consiglio e «l’esclusivo uso terapeutico» dovrebbe raccogliere più consensi della mozione ludica, quella bocciata.
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