Abbanoa pagherà 680mila euro 

Pratiche scorrette, il Consiglio di Stato accoglie in parte il ricorso dell’Antitrust 

CAGLIARI. L’Antitrust aveva sollevato problemi reali, alcune pratiche commerciali di Abbanoa sono scorrette, l’abitudine di far pagare a chi subentra in un’utenza i debiti di chi se n’è andato è una prassi aggressiva, ci sono grosse carenze nella gestione dei reclami e lo stato di monopolio in cui opera il gestore del servizio idrico regionale garantisce alla società in house della Regione la possibilità di esercitare un «indebito condizionamento sulle scelte commerciali del consumatore». A stabilirlo è il Consiglio di Stato, che ha in parte ribaltato la sentenza con cui l’anno scorso il Tar del Lazio aveva annullato la sanzione di un milione e 80 mila euro inflitta ad Abbanoa dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) mettendo in luce soprattutto la carenza di motivazioni su cui era fondata. In base alla decisione di palazzo Spada, che è definitiva e inappellabile, Abbanoa dovrà pagare una sanzione di 680 mila euro e risparmierà la differenza grazie al fatto che i giudici amministrativi supremi hanno ritenuto legittimi - in linea con le valutazioni dell’Aeegsi, di cui l’Agcm non aveva tenuto conto - i criteri di fatturazione seguiti dalla società di viale Diaz anche in relazione ai contestatissimi conguagli regolatori. La sesta sezione presieduta da Sergio Santoro ha disposto che le spese dei due giudizi amministrativi vengano divise tra le parti.

Significativi, in rapporto al contenzioso eterno tra Abbanoa, le associazioni dei consumatori e gli utenti, alcuni passaggi della sentenza: riferendosi ai documenti allegati ai ricorsi i giudici sostengono che l’impossibilità da parte dei consumatori di rivolgersi a un fornitore diverso da Abbanoa lo induceva l’utente «a versare somme per le quali non era lui il debitore pur di ottenere l’allaccio dell’utenza». Quando poi il Consiglio di Stato passa a esaminare la questione dei reclami, le parole sono queste: «Tale modo di procedere - è scritto nella sentenza - connotato da una grave carenza informativa, ha comportato una cattiva gestione e anzi anche una mancata gestione di tali doglianze, generando morosità e numerose contestazioni da parte dei consumatori, i quali in buona fede ritenevano di aver presentato il reclamo pur non avendo utilizzato il formulario predisposto da Abbanoa ed erano in attesa di una risposta mentre il professionista continuava nelle procedure di riscossione, minacce di distacco e finanche distacchi della fornitura, esercitando un evidente condizionamento dei comportamenti degli utenti». In una nota diffusa ieri Abbanoa manifesta soddisfazione per la parte favorevole della sentenza e precisa che le contestazioni rimaste in piedi sono riferite al 2013 e che «il maggiore controllo era dettato proprio dall’esigenza di arginare i tentativi di non pagare da parte di chi fino a quel momento aveva comunque beneficiato del servizio». Nella stessa nota viene data notizia di un contenzioso vinto con il consorzio di Predda Niedda.

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