Il Consiglio sta con i magistrati
Due mozioni e il sostegno alla vertenza contro il ridimensionamento del ruolo
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CAGLIARI. Prima due mozioni votate all’unanimità dal Consiglio regionale e subito dopo «il sostegno pieno alla vertenza» dichiarato in un faccia a faccia. I 160 magistrati onorari sardi sono sempre meno soli nella contrapposizione con il governo, che, come nelle altre regioni, vuole ridimensionare il loro ruolo, e tagliare gli stipendi, saranno dimezzati fino a non superare i 600 euro al mese. C’è dell’altro: nel decreto che sarà votato in Parlamento ai primi di luglio, di fatto è spazzata via anche l’indipendenza che avevano: un magistrato ordinario potrà imporre ai giudici onorari e quelli di pace di ribaltare le sentenze emesse. «È un attacco frontale – ha detto la consigliera regionale Anna Maria Busia di Campo progressista – a professionisti che finora hanno mantenuto in piedi il sistema giudiziario. Senza di loro gran parte delle udienze non si potrebbe tenere». Insieme a Gianfranco Congiu del Partito dei sardi e Paolo Truzzu di Fdi-An, ha lanciato un appello forte: «L’annunciata riforma della magistratura onoraria è inaccettabile dall’inizio alla fine. Soprattutto perché rende ancora più precari chi precario, in alcuni casi, lo è anche da vent’anni visto che mai gli sono stati pagati i contributi previdenziali». Per Truzzu chi «sul campo s’è ha reso un servizio allo Stato sia ridimensionato con un colpo di spugna». Secondo Congiu «la riforma proposta è sbagliata due volte. Da una parte, mortifica il lavoro dei magistrati onorari, con il taglio delle retribuzioni e dei diritti. Dall'altra, assegna ai viceprocuratori e ai giudici onorari più competenze e più responsabilità. Quella del governo è una decisione inammissibile, intollerabile e inaccettabile». A mettere a fuoco la vertenza è stata Daniele Muntoni, viceprocuratrice onoraria a Oristano e portavoce della protesta: «Per anni e anni – ha detto – abbiamo evitato il tracollo della giustizia penale e soprattutto di quella civile: abbiamo in carico più la metà del contenzioso. Però, all’improvviso, il governo vuole emarginarci ancor di più nel ruolo e nei diritti. È un’ingiustizia».La
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