La Nuova Sardegna

Dispersi nel lago, nessuna traccia 

di Gian Carlo Bulla
Dispersi nel lago, nessuna traccia 

Il sommozzatore: «L’acqua del Mulargia è melmosa: difficile ritrovare i corpi»

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ORROLI. L’infido lago Mulargia neanche ieri ha restituito i corpi dei tre pescatori dilettanti che ha inghiottito sabato pomeriggio. Nessuna traccia di Remo Frau, di 50 anni, Franco Sirigu, di 41, e di Nicusor, il figliastro 17enne di Frau. Inutili sono state le serrate ricerche effettuate senza risparmio e al limite dello stress fisico dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Cagliari e di Nuoro e dei carabinieri. I sub hanno inutilmente ispezionato le griglie della diga dove si presumeva che i corpi fossero stati strascinati dalla corrente. L’Enas, per consentire ai sommozzatori di effettuare le immersioni nella massima sicurezza, ha abbassato le paratie e ha bloccato l’impianto che distribuisce l’acqua ai potabilizzatori che approvvigionano una quarantina di comuni, tra cui Cagliari. «È come cercare un ago in un pagliaio- ha spiegato un tecnico, specialista i ricerche di dispersi –. L’acqua è torbida e la visibilità è quasi nulla. Il fondale oltre che essere molto frastagliato è anche melmoso. Non sarà facile ritrovare i corpi per restituirli alle famiglie per la sepoltura». «Se alla tragedia avessero assistito testimoni – sottolinea il capitano Paolo Bonetti, comandante della compagnia carabinieri di Isili – ci avrebbero senz’altro dato utili suggerimenti per indirizzare le ricerche. Stiamo procedendo per tentativi. Il lago è molto vasto. Le acque del lago sino all’imbrunire sono state solcate e ispezionate in lungo e in largo da 4 gommoni». I sommozzatori riprenderanno le immersioni questa mattina poco dopo il sorgere del sole.

«Stiamo vivendo un’attesa angosciante – sottolinea il parroco di Orroli don Sergio Pisano –. L’imprudenza è costata cara a Remo, Franco e Iulian. Le condizioni climatiche non erano ideali per effettuare la battuta di pesca. Avrebbero dovuto rinunciare. Invece si sono ugualmente avventurati nel lago a bordo di una barchetta in vetroresina e senza indossare giubbotti di salvataggio. Una tragedia che si sarebbe potuta sicuramente evitare. La passione per la pesca li ha uccisi. Conoscevo abbastanza bene i tre dispersi. Sono parroco di Orroli da 28 anni. Ho manifestato la vicinanza e la solidarietà ai familiari che sono straziati dal dolore. Tutti adesso dobbiamo adoperarci per dare un aiuto concreto e non solo solidale a Fanica Giol, la convivente di Remo, e ai suoi due figli».

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