la battaglia di heminas
Preferenza di genere? Funziona
Alle amministrative di giugno elette il 43% delle donne candidate
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CAGLIARI. La doppia preferenza di genere funziona eccome: il 43 per cento delle donne candidate è entrata a far parte dei 15 Consigli comunali, oltre i 5mila abitanti, eletti a giugno. A leggere i dati è stata la Rete Heminas, con una conclusione chiara anche se polemica: «Abbiamo avuto la conferma che quando le regole sono certe e non discriminatorie, le donne trovano il giusto spazio nelle istituzioni ed è questo il messaggio che lanciano anche al Consiglio regionale, che invece continua a rinviare la riforma della legge, nonostante manchi solo poco più di un anno alla fine della legislatura». C’è un altro numero assoluto che rende ancora più evidente l’effetto della doppia preferenza di genere: 109 donne elette su 256 nuovi consiglieri. Nello studio di Luisa Marilotti e Franca Mandis, presentato da Carmina Conte portavoce della Rete, anche nei 46 Comuni sotto i 5mila abitanti, in cui non è previsto il voto alternato uomo-donna, c’è stato un cambiamento culturale, anche se la percentuale delle elette è rimasto sotto la soglia del 34 per cento. «Possiamo quindi dire con certezza – è scritto nella ricerca – che quando le donne sono candidate hanno le stesse probabilità di essere elette, quanto i loro concorrenti maschi». A restare invece ancora una prerogativa maschile è la carica di sindaco: una sola donna elette su 15, Carla Medau a Pula, nei Comuni sopra i 5mila abitanti, 8 su 46 negli altri municipi, ma comunque è aumentata la percentuale delle aspiranti alla poltrona più importante, salita fino al 22 per cento. Qualcosa cambia in meglio se l’incarico è quello di vicesindaco: una su tre nelle amministrazioni comunali maggiori, una su quattro nei piccoli Comuni. Secondo le due ricercatrici, un’altra svolta importante c’è stata infine nella nomina degli assessori. Le donne che hanno ricevuto una delega dai loro sindaci hanno superato il 45 per cento del totale e tra l’altro in tutti i Comuni sotto i 3mila abitanti è stata superata la soglia discriminatoria del 40 per cento nella parità di genere prevista dalla legge nazionale Delrio. Non a caso, il presidente dell’associazione dei Comuni, Emiliano Deiana, ha scritto in una lettera indirizzata ad Heminas: «L’elezione delle donne è un passaggio irrinunciabile e importante per la democrazia». Anche se restano ancora delle sacche grigie, come lo è il Consiglio regionale eletto nel 2014: solo 4 le donne su 60. «È inaccettabile – è stata la conclusione di Heminas – che la massima istituzione regionale sia ancora ostaggio di troppi veti incrociati che bloccano una riforma indispensabile». Per lanciare infine un ultimatum: «Se nel 2019 nella legge regionale non ci sarà la doppia preferenza di genere, ricorreremo alla Corte costituzionale».
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