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Comitato scientifico per l’insularità

Comitato scientifico per l’insularità

I Riformatori chiamano a raccolta gli esperti per promuovere il referendum

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CAGLIARI. I Riformatori hanno costituito il comitato scientifico che dovrebbe sostenere la richiesta di referendum per l’inserimento dell’insularità nella Costituzione. Il percorso per la consultazione popolare è ancora tutto da costruire, con l’obiettivo dichiarato del movimento di far votare i sardi il 22 ottobre. Non è un giorno scelto a caso: è lo stesso in cui Veneto e Lombardia voteranno a loro volta per chiedere, seppure con un referendum consultivo, più autonomia anche finanziaria dallo Stato centrale. Secondo i Riformatori, in caso di vittoria del sì in quelle due regioni, vittoria, tra l’altro scontata, è forte il rischio che il «principio della coesione nazionale, è quello secondo cui chi ha di più deve aiutare chi ha di meno, sia messo in discussione». È per questo che, come se fosse una clausola di salvaguardia, i Riformatori sono decisi a chiedere che l’insularità non sia più solo una rivendicazione della Sardegna, ma entri a far parte della Costituzione. Il che vorrebbe dire: lo Stato centrale, in qualunque legge comprese soprattutto quelle finanziarie, dovrà tener conto della situazione della Sardegna, l’insularità appunto, e qualunque norma contraria a quello status sarebbe di fatto incostituzionale. Al comitato promosso dai Riformatori hanno aderito economisti, professori universitari, magistrati, avvocati e giornalisti. «Poter contare su diversi esperti – scrive Roberto Frongia, presidente del comitato per il referendum – è un’opportunità solo per dare ancora più forza alla consultazione popolare, ma anche comprendere meglio quali sono stati finora gli svantaggi strutturali permanenti e i costi dell’insularità per la Sardegna e come attraverso la Costituzione può esservi posto rimedio».

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