Referendum a rischio la delegazione sarda sbarca a Barcellona
di Claudio Zoccheddu
Domenica alle urne per ottenere l’indipendenza da Madrid Gli osservatori: «Il processo democratico è inarrestabile»
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SASSARI. “Votem per ser lliures”. Significa “votiamo per essere liberi” ed è lo slogan catalano che sta accompagnando la marcia di avvicinamento al referendum di domenica. Un appuntamento ancora in dubbio perché non autorizzato dal governo centrale spagnolo, che lo ho bollato di anticostituzionalità. . Madrid sembra decisa a impedire l’accesso ai seggi a costo di recintarli e di farli presidiare dalla Guardia civil, la benemerita spagnola che ha funzioni di gendarmeria e polizia militare. Nel clima di incertezza che si respira in Catalogna si muove anche una nutrita delegazione di osservatori internazionali arrivati dalla Sardegna che dovrà garantire la regolarità e la trasparenza delle votazioni. Sempre che Madrid non mostrino i muscoli.
Voto in dubbio. Tra gli osservatori internazionali c’è il sassarese Simone Maulu, attivista di Irs: «Il governo spagnolo vuole spaventare i catalani ma ormai è tardi perché qua non c’è più nessuno che ha paura, il processo democratico è in corso e domenica si voterà. In un modo o nell’altro». Se Madri è pronta a schierare la polizia, Barcellona risponde con i trattori dei contadini e con i bombers, i pompieri che ieri hanno comunicato all’Assemblea nazionale catalana di essere pronti a garantire “un cordone di sicurezza che garantirà lo sviluppo pacifico dell’evento”.
Le reazioni. Eppure tra i carrer, le vie della città catalana, si respira quasi un’aria di festa: «La reazione isterica di Madrid non ha ottenuto alcun effetto – spiega Maulu –, qua le manifestazioni continuano nelle piazze ed è tutto pacifico. La gente parla e si confronta in un clima sereno. I banchetti allestiti dai membri dell’Assemblea nazione catalana invitano i cittadini a non rispondere alle provocazioni e a isolare i violenti. Al contrario, le uniche zone prese d’assalto sono quelle dove si vendono i fiori che la gente compra e regala ai poliziotti».
Il passaparola. Per evitare contatti con le forze dell’ordine, gli appuntamenti di piazza si convocano fuori dai canali canonici: «Le manifestazioni vengono annunciate dal passaparola e sono sempre partecipatissime. Oggi ci sarà l’ultimo appuntamento della campagna referendaria e non è ancora certo il luogo d’incontro. Si saprà in mattinata ma non ci saranno problemi, credo che ormai anche Madrid abbia capito che è impossibile fermare milioni di persone, tra cui i sostenitori del no, quelli che la non vogliono l’indipendenza. Perché anche loro sono convinti che la democrazia si dimostri con il voto».
La delegazione sarda. Alcuni sono già arrivati, altri arriveranno in queste ore. Sono perlopiù indipendentisti e hanno un calendario fitto di impegni che li accompagnerà fino alle 7 del mattino di domenica, quando dovrebbero aprire i seggi. «Un gruppo di 9 delegati di Sardigna Natzione Indipendentzia tenterà, insieme ai catalani e alle altre delegazioni internazionali, di vanificare le azioni di forza e repressione che della polizia spagnola», spiega Bustianu Cumpostu. Ieri a Barcellona sono arrivati anche i delegati di Liberu: «Da oggi seguiremo le iniziativa politiche del Cup, il partito indipendentista catalano – spiega Pier Franco Devias –. Saremo con i sindaci del territorio e con i parlamentari. Poi, sabato sera, raggiungeremo l’Università di Barcellona che è stata occupata dagli studenti proprio per dare appoggio al movimento referendario. Nell’aula magna incontreremo le altre delegazioni di osservatori internazionali».
Il momento della verità arriverà il mattino dopo, quando tutto il mondo assisterà all’esito del braccio di ferro tra Madrid e Barcellona.
Voto in dubbio. Tra gli osservatori internazionali c’è il sassarese Simone Maulu, attivista di Irs: «Il governo spagnolo vuole spaventare i catalani ma ormai è tardi perché qua non c’è più nessuno che ha paura, il processo democratico è in corso e domenica si voterà. In un modo o nell’altro». Se Madri è pronta a schierare la polizia, Barcellona risponde con i trattori dei contadini e con i bombers, i pompieri che ieri hanno comunicato all’Assemblea nazionale catalana di essere pronti a garantire “un cordone di sicurezza che garantirà lo sviluppo pacifico dell’evento”.
Le reazioni. Eppure tra i carrer, le vie della città catalana, si respira quasi un’aria di festa: «La reazione isterica di Madrid non ha ottenuto alcun effetto – spiega Maulu –, qua le manifestazioni continuano nelle piazze ed è tutto pacifico. La gente parla e si confronta in un clima sereno. I banchetti allestiti dai membri dell’Assemblea nazione catalana invitano i cittadini a non rispondere alle provocazioni e a isolare i violenti. Al contrario, le uniche zone prese d’assalto sono quelle dove si vendono i fiori che la gente compra e regala ai poliziotti».
Il passaparola. Per evitare contatti con le forze dell’ordine, gli appuntamenti di piazza si convocano fuori dai canali canonici: «Le manifestazioni vengono annunciate dal passaparola e sono sempre partecipatissime. Oggi ci sarà l’ultimo appuntamento della campagna referendaria e non è ancora certo il luogo d’incontro. Si saprà in mattinata ma non ci saranno problemi, credo che ormai anche Madrid abbia capito che è impossibile fermare milioni di persone, tra cui i sostenitori del no, quelli che la non vogliono l’indipendenza. Perché anche loro sono convinti che la democrazia si dimostri con il voto».
La delegazione sarda. Alcuni sono già arrivati, altri arriveranno in queste ore. Sono perlopiù indipendentisti e hanno un calendario fitto di impegni che li accompagnerà fino alle 7 del mattino di domenica, quando dovrebbero aprire i seggi. «Un gruppo di 9 delegati di Sardigna Natzione Indipendentzia tenterà, insieme ai catalani e alle altre delegazioni internazionali, di vanificare le azioni di forza e repressione che della polizia spagnola», spiega Bustianu Cumpostu. Ieri a Barcellona sono arrivati anche i delegati di Liberu: «Da oggi seguiremo le iniziativa politiche del Cup, il partito indipendentista catalano – spiega Pier Franco Devias –. Saremo con i sindaci del territorio e con i parlamentari. Poi, sabato sera, raggiungeremo l’Università di Barcellona che è stata occupata dagli studenti proprio per dare appoggio al movimento referendario. Nell’aula magna incontreremo le altre delegazioni di osservatori internazionali».
Il momento della verità arriverà il mattino dopo, quando tutto il mondo assisterà all’esito del braccio di ferro tra Madrid e Barcellona.
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