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L’ultima condanna a 30 anni per droga

L’ultima condanna a 30 anni per droga

Arrestato per la prima volta a 14 anni ottenne la grazia dal presidente Ciampi dopo 40 anni di galera 

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CAGLIARI. Per capire se Graziano Mesina avrebbe potuto lasciare il carcere di Nuoro i giudici della Cassazione hanno ripercorso la sua carriera di criminale sempre al centro della cronaca. Una carriera articolata, che ancor’oggi, al crepuscolo della vita, conferisce all’ex latitante di Orgosolo la fama di bandito inafferrabile e irriducibile, tra comparsate televisive e richiami a un passato che appariva storicizzato sino a divenire, nella fantasia popolare, affascinante. E’ stata l’ultima condanna - trent’anni per traffico di droga - ad appannare definitivamente l’immagine di un Mesina apparso stanco, imbolsito, balbettante di fronte al tribunale. Non più il ragazzo arrestato per la prima volta a 14 anni, nel 1956, protagonista di 22 tentativi di evasione di cui 10 riusciti. Neppure l’ombra di quel personaggio da romanzo criminale cui nel 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi decise di concedere la grazia dopo quasi quarant’anni di prigione, un regalo contestato apertamente da una quota autorevole della magistratura, che voleva dare a Mesina una seconda o un’ultima occasione per superare il passato e vivere in una normalità senza più asprezze le pagine finali della sua vita. Ma non era ancora tempo, perché persino nella veste di ospite televisivo, in quell’apparenza alla Buffalo Bill della fase senescente, trattato come un opinionista, Mesina continuava a progettare traffici illegali, usando la violenza delle parole e delle minacce per tenere a bada una banda di mezze figure impegnate a seguirlo come fosse un generale. Mesina faceva la star e intanto la Dda ascoltava le sue telefonate, intercettava le sue conversazioni all’interno di una Porsche Cayenne sovradimensionata e scopriva che Mesina era ancora il Mesina di sempre, che per i giudici della Cassazione può stare solo in carcere. (m.l)

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