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L’anno nero della vendemmia: meno 45%

L’anno nero della vendemmia: meno 45%

In Sardegna la produzione è calata della metà. Assoenologi: «La qualità è buona ma non eccellente»

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SASSARI. Peggio delle previsioni. La vendemmia 2017 si chiude con una produzione decimata: in Sardegna 45-50% in meno. A causare il disastro le gelate di aprile, poi la siccità dei mesi estivi. Il risultato, secondo Andreino Addis, presidente di Assoenologi Sardegna, è stato un crollo della quantità di uva raccolta e, quindi, della produzione di vino. «È stata un’annata catastrofica – ammette Addis – forse la peggiore dal Dopoguerra. Il gelo ha bruciato i germogli delle viti, poi la lunga ondata di caldo da maggio ad agosto e la mancanza di acqua hanno contribuito a fare il resto. Non mi ricordo una stagione come questa dove gli eventi climatici si sono accaniti mese dopo mese».

Come sottolinea il presidente di Assoenelogi «la Sardegna, insieme al Lazio, all’Umbria e alla Toscana, è stata una delle regioni più colpite dagli eventi climatici: la raccolta è calata del 45, in alcuni casi del 50%. A farne le spese sono stati in particolare i vigneti della Gallura, del Nuorese, del Campidano e dell’Oristanese. È andata meglio ad Alghero: qui la produzione è calata solo del 30%». Ma come sarà il vino futuro? «La qualità delle uve è buona ma non eccellente – dice Siddi – Nelle zone che più hanno sofferto la siccità il vino avrà un livello qualitativo inferiore. Ma quello che più ha danneggiato i vigneti è stata l’assenza di escursione termica, necessaria per gli aromi e i profumi. Per questo sarà difficile, quest’anno, avere vini eccellenti, soprattutto i bianchi. Quella appena trascorsa è stata un’estate caldissima, con afa continua da giugno ad agosto e con punte di 40 gradi di giorno e 30 di notte. È mancata l’escursione termica, necessaria per avere uve profumate, in grado di dare aromi, quindi di eccellente qualità».

Il futuro? «Se continua questo clima afoso e siccitoso la Sardegna è condannata. Già ora produciamo appena il 2% del prodotto nazionale, se poi continuano queste estati così calde, la produzione calerà ancora. È inevitabile». (g.z.)

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