Meta obbligata per escursionisti
Archiviato il periodo dei sequestri, è amata da chi pratica turismo naturalistico
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NUORO. Archiviata da decenni la triste fama legata alla stagione dei sequestri di persona (nelle grotte del massiccio calcareo l’Anonima tenne prigionieri numerosi sequestrati) il Montalbo è ormai una meta obbligata del turismo naturalistico. Esteso per 13 chilometri, interessa i territori di tre comuni: Lula, Lodè e Siniscola. Lo si può raggiungere da Siniscola, percorrendo i tornanti in salita della strada provinciale 3, sino a raggiungere Sant’Anna, frazione montana di Lodè. Da qui, si prosegue sulla sp 3 in direzione Lula, che si raggiunge dopo aver percorso per 25 chilometri una delle strade panoramiche più belle della Sardegna: lo sanno bene motociclisti e ciclisti di mezza Europa che anche in questo periodo percorrono in lungo e in largo la strada, che era sterrata sino alla fine degli anni ’80. Ma sono tantissimi anche gli amanti dell’arrampicata e del trekking che scelgono il Montalbo per le proprie escursioni. Proprio come Renate Zellinger, la donna tedesca della quale si sono perse le tracce da diversi giorni. L’interesse per il massiccio sta dando vita anche a un moderato sviluppo turistico, purtroppo legato soltanto alla bella stagione. Nel territorio di Lula c’è l’agriturismo Janna ’e ruche, mentre poco più avanti una cooperativa di Lodè ha preso in gestione dal Comune la cantoniera di Guzzurra, dove gestisce un ristorante e un punto di ristoro che è diventata una tappa obbligata specie per i motociclisti. Tutta questa area, già individuata come Sic (sito di interesse comunitario) ora sia stata riconosciuta anche come zona Mab (Man and Biosphere) dall’Unesco. Parte del Montalbo, infine, nel solo territorio di Lodè, fa parte del Parco regionale di Tepilora, area protetta istituita nel 2014, insieme con i comuni di Bitti, Torpé e Posada. (p.me.)
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