Ogni sardo riceve 4.368 euro dallo Stato
È il saldo del residuo fiscale calcolato da un istituto di ricerca. Sardegna fanalino di coda in Italia
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CAGLIARI. Così come se la passa di questi tempi, non benissimo nonostante i segnali di ripresa, la Sardegna non potrebbe farcela da sola. Non ha di fatto le forze finanziarie sufficienti, leggi gettito fiscale, per vivere con le tasse nazionali e regionali versate ogni anno dai contribuenti sardi nelle casse dell’Erario e che poi lo Stato trasferisce in parte (9/10 dell’Iva e 7/10 dell’Irpef, sono le voci più rilevanti) alla Sardegna. Il calcolo, al centesimo, è stato certificato dall’istituto di ricerca «Massimo Severo Giannini», che ha messo a confronto il peso del residuo fiscale attivo o negativo delle singole regioni. Prima di tutto cos’e il residuo fiscale? È la differenza fra quanto versano i cittadini e quanto invece ricevono dallo Stato come trasferimento. In sostanza, è una sorta di partita doppia, con uscite (tasse e imposte pagate) ed entrate, i soldi ricevuti da Roma. Bene, per la Sardegna il risultato è negativo, con una media di 4.368 euro pro capite ricevuti da Roma come compensazione. Perché – stando alla ricerca – un sardo versa nelle casse dello Stato intorno agli 8.789 euro l’anno, mentre il suo costo sempre in media è intorno ai 13.157 euro nei dodici mesi. Per essere ancora più chiari: senza la ridistribuzione delle tasse da parte dello Stato, la Sardegna dovrebbe arrangiarsi con i soli 8mila euro e poco più che riesce a produrre di tasse e imposte. Nel confronto fra dare e avere, la Sardegna, secondo la ricerca dell’Istituto Giannini, è al penultimo posto nazionale, appena davanti alla Calabria che dallo Stato riceve una quota ancora più alta rispetto a quella girata all’isola: 5.528 euro in più pro capite. Ma secondo l’Istituto Eupolis della Regione Lombardia, che ha effettuato una ricerca molto simile, la Sardegna sarebbe messa addirittura peggio. A fronte di una spesa statale per ogni singolo cittadino di 12.651 euro, riuscirebbe a coprire, col suo bilancio, solo 9.488, e il resto, 3.169 euro, è compensato dallo Stato. C’è dell’altro: per Eupolis, l’ultimo posto in classifica spetterebbe proprio alla Sardegna, perché la Calabria avrebbe un saldo negativo inferiore e intorno ai 2.975 euro. Penultima o ultima che sia, sono questi calcoli a dimostrare che l’autosufficienza fiscale isolana è ancora molto lontana ed è per questo che gli ultimi referendum voluti dalle regioni più ricche (Lombardia e Veneto) hanno preoccupato e non poco chi, in Sardegna, si occupa di fisco e dintorni. In altre parole, la solidarietà nazionale oggi è indispensabile e i sardi non possono farne a meno. C’è però una domanda che sorge spontanea: cosa accadrebbe se lo Stato non tenesse per sé almeno una parte dei 684 milioni che ogni anno non trasferisce alla Sardegna per far fronte alla voragine dek debito pubblico nazionale? Stando ai calcoli della Regione, i trasferimenti delle imposte sulle persone fisiche, l’Irpef, diventerebbe realmente di 7/10, mentre ora è inferiore di due punti proprio a causa della quota sproporzionata di accantonamenti caricata sui sardi. Ed è per questo che il 9 novembre, a Roma, il governatore Pigliaru solleciterà una riduzione del contributo al risanamento del debito nazionale. La Sardegna vuole essere più autonoma.
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