Paolo vuole battere la Sla: è caccia ai fondi

Il giovane chef di Oristano ricevuto da Obama è riuscito a mettere insieme un pool di 11 ricercatori

ORISTANO. Uno spot che è un pugno allo stomaco, lo scultore Jago – noto come il “moderno Michelangelo” – che viene aggredito e sopraffatto da una entità suadente che gli toglie le forze e si impossessa di lui. Alla fine dello spot, Paolo Palumbo, il giovane chef di Oristano malato di Sclerosi laterale amiotrofica, alla voce fuori campo che dice “Il mio nome è Sla, e non puoi liberarti di me”, risponde: “Per ora”. Per ora, vuol dire che la Sla ha ora un nuovo esercito pronto a combatterla: è il pool di ricercatori Dream Team, dove Dream è l’acronimo di Developing a Research Advanced Model). Si tratta di un gruppo di undici ricercatori da tutto il mondo che, grazie a Paolo e alla sua iniziativa sostenuta dall’ideatore del Seed&Chips Marco Gualtieri, hanno accettato di riunirsi per trovare un modello per sconfiggerla. Mettendo assieme studi, sperimentazioni, individuando cinque macro aree che segneranno il percorso scientifico per mettere all’angolo la patologia neurodegenerativa.

Il progetto ha preso vita ufficialmente ieri a Mustonate (Varese), dove gli specialisti hanno firmato un protocollo e dato gambe a un progetto che parte dal concetto di pool, già dimostratosi vincente nella lotta alla mafia. Il pool di Falcone e Borsellino, un’idea germogliata dalle radici familiari di Paolo Palumbo il cui nonno, poliziotto, aveva lavorato in Sicilia con i due magistrati antimafia. E non è un caso se in videocollegamento sia intervenuto anche Antonio Ingroia, ex magistrato che di quel pool fece parte. Il concetto basilare è che lo scambio di idee è la linfa vitale per sostenere la ricerca. E da qui si parte.

Il progetto è straordinario, i protagonisti di livello internazionale. Adriano Chiò dell'Università di Torino, Cristian Lunetta del Centro Clinico Nemo (NeuroMuscular Omnicentre) di Milano, Danilo Riva del San Raffaele di Milano, Gianluca Floris dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari, Ana Calvo dell’Università di Saragoza, Bryan Traynor del National Institute of Health (Usa), Orla Hardiman del Trinity College di Dublino (Irlanda), Philip Van Damme dell’Università di Leuven (Belgio), Philippe Corcia del Centro Sla di Tours (Francia), Ammar Al-Chalabi del King’s College di Londra (Inghilterra) e Leonard Van den Berg dell’Università di Utrecht (Paesi Bassi). In futuro, il pool è aperto all’apporto degli scienziati che vorranno unirsi.

Occorreranno sei milioni di euro in cinque anni per dare gambe a questo ambizioso progetto. Per raccoglierli, è in atto una massiccia campagna che prevede la nascita di una fondazione #IoStoconPaolo, sorta grazie all’infaticabile operato di Marco Gualtieri che proprio durante il Seeds&Chips aveva fatto incontrare l’ex presidente Usa Barack Obama con Paolo Palumbo. Tra le diverse iniziative, una piattaforma online di crowfunding, asta online, la distribuzione di 20mila salvadanai in tutta Italia.

«Sono la Sla, non puoi liberarti di me». Per ora.



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