segue dalla prima
I MIEI CINQUE ANNI IN SARDEGNA
Il saluto del direttore Andrea Filippi ai lettori della “Nuova”: «Un segno indelebile»
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La Sardegna della lotta quotidiana per vedere riconosciuti diritti fondamentali come il lavoro e la mobilità.
A chi come me ha sempre vissuto in continente, e ora dopo cinque anni si appresta a farvi ritorno, l’Isola non può che lasciare addosso un segno indelebile. Ma anche uno strano mix di gratitudine e rammarico. Gratitudine per ciò che l’isola è, rammarico per quello che potrebbe essere. Guardare dall’Isola cambia la percezione delle cose. Lo stesso concetto di insularità è destinato a mutare dopo aver toccato con mano cosa significa, nel bene e nel male, vivere circondati dal mare. Dalla Sardegna guardiamo la Penisola e a volte la percepiamo come troppo vicina, fastidiosamente invadente, ma un attimo dopo la sentiamo immensamente lontana, quasi un corpo estraneo. Sentimenti difficili da comprendere per chi viene da fuori. Servono occhi sardi. Oppure tempo. E io, per fortuna, questo tempo l’ho avuto.
Ora però è arrivato il momento dei saluti e dei ringraziamenti. Partendo ovviamente dai colleghi, dal vicedirettore Claudio Salvaneschi – per me molto più che un braccio destro – all’ufficio centrale, fino alle redazioni di Sassari, Nuoro, Olbia, Oristano e Cagliari. Un gruppo di giornalisti esperti ed affermati a cui si affianca un nucleo di giovani molto promettenti. Il futuro della Nuova è in buone mani. Un grazie di cuore va poi ai poligrafici del giornale, che non hanno mai fatto mancare alla redazione un supporto tanto prezioso quanto appassionato, allo staff della concessionaria di pubblicità Manzoni e a tutto il gruppo dell’amministrazione, sempre disponibile e competente. In particolare devo riconoscenza al direttore generale Antonello Esposito, con cui ho sempre potuto lavorare in sintonia. La stessa sintonia che ho riscontrato, in quest’ultimo anno, coi nuovi editori del giornale, Roberto Briglia e Gianni Vallardi. Per merito loro, così come avvenuto in precedenza con il Gruppo Espresso, ho potuto dirigere la Nuova in totale libertà e autonomia. Non è poco e non è così scontato. Ma sono certo che con la stessa serenità potrà operare il nuovo direttore, Antonio Di Rosa, a cui va il mio abbraccio e un sincero augurio di buon lavoro.
Ultimi, ma non ultimi, voi lettori. A voi è riservato il mio grazie più grande. Sono anni difficili per l’editoria, ma i lettori della Nuova compongono una famiglia fedele e affezionata, che sa dare il giusto valore al giornalismo indipendente e di qualità. E che sa bene che l’accesso a una informazione puntuale, corretta e garantita non è un lusso di cui si può anche fare a meno, ma un diritto che va sempre reclamato e difeso.
Andrea Filippi
A chi come me ha sempre vissuto in continente, e ora dopo cinque anni si appresta a farvi ritorno, l’Isola non può che lasciare addosso un segno indelebile. Ma anche uno strano mix di gratitudine e rammarico. Gratitudine per ciò che l’isola è, rammarico per quello che potrebbe essere. Guardare dall’Isola cambia la percezione delle cose. Lo stesso concetto di insularità è destinato a mutare dopo aver toccato con mano cosa significa, nel bene e nel male, vivere circondati dal mare. Dalla Sardegna guardiamo la Penisola e a volte la percepiamo come troppo vicina, fastidiosamente invadente, ma un attimo dopo la sentiamo immensamente lontana, quasi un corpo estraneo. Sentimenti difficili da comprendere per chi viene da fuori. Servono occhi sardi. Oppure tempo. E io, per fortuna, questo tempo l’ho avuto.
Ora però è arrivato il momento dei saluti e dei ringraziamenti. Partendo ovviamente dai colleghi, dal vicedirettore Claudio Salvaneschi – per me molto più che un braccio destro – all’ufficio centrale, fino alle redazioni di Sassari, Nuoro, Olbia, Oristano e Cagliari. Un gruppo di giornalisti esperti ed affermati a cui si affianca un nucleo di giovani molto promettenti. Il futuro della Nuova è in buone mani. Un grazie di cuore va poi ai poligrafici del giornale, che non hanno mai fatto mancare alla redazione un supporto tanto prezioso quanto appassionato, allo staff della concessionaria di pubblicità Manzoni e a tutto il gruppo dell’amministrazione, sempre disponibile e competente. In particolare devo riconoscenza al direttore generale Antonello Esposito, con cui ho sempre potuto lavorare in sintonia. La stessa sintonia che ho riscontrato, in quest’ultimo anno, coi nuovi editori del giornale, Roberto Briglia e Gianni Vallardi. Per merito loro, così come avvenuto in precedenza con il Gruppo Espresso, ho potuto dirigere la Nuova in totale libertà e autonomia. Non è poco e non è così scontato. Ma sono certo che con la stessa serenità potrà operare il nuovo direttore, Antonio Di Rosa, a cui va il mio abbraccio e un sincero augurio di buon lavoro.
Ultimi, ma non ultimi, voi lettori. A voi è riservato il mio grazie più grande. Sono anni difficili per l’editoria, ma i lettori della Nuova compongono una famiglia fedele e affezionata, che sa dare il giusto valore al giornalismo indipendente e di qualità. E che sa bene che l’accesso a una informazione puntuale, corretta e garantita non è un lusso di cui si può anche fare a meno, ma un diritto che va sempre reclamato e difeso.
Andrea Filippi
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