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«M5s e destra disastro per il Paese»

«M5s e destra disastro per il Paese»

A Cagliari l’ex premier ha incontrato imprese e atenei. Presenti Pigliaru e Zedda

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CAGLIARI. Due maschere di mamuthones intagliate nel legno. Fatte a mano? No, con il laser, ma sotto l’occhio attento di chi sa usare lo scalpello e da sempre sa come si fanno mascheroni. Matteo Renzi guarda ammirato il regalo, gli è stato appena consegnato da Agostino Cicalò, presidente della Camera di commercio. «A Nuoro – dice – c’è anche questo: tradizione e innovazione insieme, come dovrebbe essere se vuoi essere competitivo». Dalla busta, i doni sono tanti, salta fuori anche il modellino di un’aorta: è grossa e colorata con del rosso sangue spaventoso. Ricorda bene quella che, un anno fa, il 5 dicembre del 2016, all’ex premier dev’essere schizzata fuori dal collo dopo essere stato strabattuto dagli italiani – e dalla Sardegna in particolare, con il 73 per cento di No – nel referendum costituzionale. Però, a parte la rabbia mai sopita, comunque qualcosa è cambiato nel Renzi senza più fissa dimora a Palazzo Chigi. Stavolta più che promettere, a torto o a ragione, nel salone business dell’aeroporto, entra per ascoltare. Certo, è in campagna elettorale e dirà infatti che «agli improvvisatori, i Cinque stelle, non possono essere consegnate le chiavi dell’Italia: farebbero disastri», ma «neanche a chi ha governato malissimo prima di noi, Berlusconi, e ancora oggi s’accompagna con una destra xenofoba molto sfacciata e pericolosa». Così, in questa sua campagna d’ascolto, eccolo prendere appunti su appunti. Lo fa quando Gabor Pinna, presidente della società di gestione dell’aeroporto, gli fa sapere che «Alghero, Cagliari e Olbia devono essere messi nelle condizioni di lavorare insieme e l’Europa non può dirci sempre no». Lui, Renzi, guarda in faccia l’interlocutore di turno, fa domande, vuole capire. Le fa al rettore di Cagliari, Maria Del Zompo, e al prorettore di Sassari, Luca Deidda, dopo la denuncia: «Il ministero continua tagliarci i fondi e se non ci fosse stata la Regione, sarebbe stato un disastro per le nostre università». Oppure a Battista Cualbu, presidente della Coldiretti, con cui discute di latte e dintorni. Poi a Francesco Feliziani, responsabile della scuola in Sardegna, al quale dice: «Hai ragione (in questa sala tutti si danno del tu), 60 scuole su 282 senza direttore sono una follia». Subito dopo è la volta di Alberto Scanu, presidente della Confinustria, con a ruota Luca Sanna, Confagricoltura, e Paolo Manca, Federalberghi, che gli chiedono, uno dopo l’altro: «Ti chiediamo che la Sardegna sia messa nelle condizioni di essere vincente dai trasporti alle strade, dall’energia al turismo». Lui annuisce e dice: «Con il Patto per la Sardegna, abbiamo messo sul piatto quasi 2 miliardi e mi dicono che la Regione li stia spendendo bene. Ma mi rendo conto che, questa regione meravigliosa, abbia bisogno ancora di altro e deve arrivare dall’Europa con il riconoscimento dell’insularità». Per essere poi affascinato dall’avventura imprenditoriale di Antonella Arca, ritornata nella sua Oristano dopo dieci anni vissuti all’estero: «Brava, il tuo coraggio dev’essere d’esempio», è il commento, più stretta di mano e abbraccio. Poi in un minuto e mezzo, «se perdo l’aereo, finirei nei guai, come lo sono i pendolari quando non ci sono voli», prova non a dare risposte, ma speranze. «Non dobbiamo arretrare di un metro. Siamo sulla buona strada, non consegniamo il nostro futuro nelle mani di altri». E infine nella corsa verso un check-in personalizzato, con la sicurezza interna che gli impone comunque il metal detector, – non suonerà, mentre s’illuminerà al transito del fido Luca Lotti – Renzi riesce a staccare anche Francesco Pigliaru e Massimo Zedda. Col governatore poco prima aveva commentato la «bella notizia che, nel 2020, il metano arriverà finalmente in Sardegna», e col secondo, sindaco ospitante e fra i leader di Campo progressista, delle alleanze per le Politiche di marzo. Ebbene sì, quella col movimento Pisapia e più ormai è cosa fatta. (ua)

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