Aste pilotate a Tempio, oggi gli interrogatori
di Tiziana Simula
Il giudice Di Giacomo e i magistrati Mazzaroppi e Schirra compariranno davanti al gip a Roma
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TEMPIO. Il giudice dell’esecuzione del Tribunale di Tempio Alessandro Di Giacomo, il perito Ermanno Giua e i magistrati Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra compariranno questa mattina davanti al gip del tribunale di Roma, Giulia Proto per l’interrogatorio di garanzia. La Procura romana che indaga da un anno sulle aste giudiziarie nel tribunale di Tempio, contesta ai quattro indagati l’ipotesi di reato di turbativa d’asta: secondo l’accusa, in concorso con altri quattro indagati, avvocati e magistrati, avrebbero favorito l’aggiudicazione di una lussuosa villa vista mare a Baja Sardinia, appartenuta all’imprenditore arzachenese Sebastiano Ragnedda, a un prezzo di gran lunga inferiore rispetto al valore reale. Ciò, secondo gli inquirenti romani, in base a una “falsa perizia”, questa, l’ipotesi di reato formulata nei confronti dell’ingegnere Ermanno Giua (difeso dall’avvocato Antonello Desini). Aggiudicatari del bene, Chiara Mazzaroppi e suo marito Andrea Schirra (difesi dall’avvocato Filippo Dinacci del Foro di Roma). Un’asta pilotata, dunque, stando alle accuse. Dalle quali, i quattro indagati, assistiti dai loro avvocati, dovranno oggi difendersi, chiarendo le proprie posizioni davanti al gip di Roma che ha sospeso per un anno dalle sue funzioni il giudice Di Giacomo, altrettanto ha fatto col perito per la professione di ingegnere, e sequestrato la villa agli aggiudicatari in quanto “profitto del reato”, come si legge nel provvedimento. A Di Giacomo (difeso dall’avvocato Domenico Putzolu), vengono contestate anche le ipotesi di reato di falso, abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. In merito a ques’ultima contestazione, l’ordinanza del gip romano descrive «il modo disinvolto con cui Di Giacomo svolge le sue su funzioni», riferendosi a come non avesse tenuto un’udienza già fissata per la trattazione di un procedimento relativo a spaccio di sostanze stupefacenti, facendola slittare di quattro mesi.
Le accuse mosse nei confronti di Di Giacomo e degli altri indagati hanno travolto il tribunale tempiese, finito nella bufera giudiziaria. Nelle aule e nei corridoi del palazzo di giustizia si respira un clima pesante: giudici e avvocati sentono ingiustamente il fiato sul collo dell’opinione pubblica».
Il tribunale gallurese è finiti nel mirino del pm romano Stefano Rocco Fava, titolare dell’inchiesta inizialmente avviata dalla procura di Tempio, dal momento in cui si è configurata la presenza di magistrati. Il fascicolo era stato aperto dopo la denuncia della moglie di Ragnedda, diventata dopo la morte dell’imprenditore, legale rappresentante delle due società proprietarie della villa e del terreno, la quale segnalava anomalie nell’aggiudicazione dell’immobile, venduto con l’abbattimento del 25% per la presenza di un occupante che, in realtà, era già morto.
Le accuse mosse nei confronti di Di Giacomo e degli altri indagati hanno travolto il tribunale tempiese, finito nella bufera giudiziaria. Nelle aule e nei corridoi del palazzo di giustizia si respira un clima pesante: giudici e avvocati sentono ingiustamente il fiato sul collo dell’opinione pubblica».
Il tribunale gallurese è finiti nel mirino del pm romano Stefano Rocco Fava, titolare dell’inchiesta inizialmente avviata dalla procura di Tempio, dal momento in cui si è configurata la presenza di magistrati. Il fascicolo era stato aperto dopo la denuncia della moglie di Ragnedda, diventata dopo la morte dell’imprenditore, legale rappresentante delle due società proprietarie della villa e del terreno, la quale segnalava anomalie nell’aggiudicazione dell’immobile, venduto con l’abbattimento del 25% per la presenza di un occupante che, in realtà, era già morto.
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