Storia semiseria di una balena arenata

Incredibile: 18 enti e 2 esperti per decidere dove e come interrare un cetaceo di 17 tonnellate

Quella che segue è la grottesca odissea della balenottera spiaggiata da 44 giorni a Platamona. Una storia paradossale della burocrazia farraginosa italiana che si inceppa quando si deve rimuovere un mammifero marino di 17 metri adagiato sulla battigia. Problema che permane, irrisolto, dopo un mese e mezzo di pensosi consessi, affollate conferenze di servizio, sopralluoghi tecnici. Tutto ciò mentre a Platamona proseguono gli allegri pellegrinaggi dei curiosi. Moby Dick è lì da novembre, tra il quinto e il sesto pettine, ogni giorno sempre più sfatta dal processo di decomposizione e dall’attesa di un funerale.

Platamona, la balena spostata di decine di metri dalla mareggiata



A raccontare questa storia, con involontario e inconsapevole sprezzo del ridicolo, è il dirigente del Comune di Sorso nella nota con cui alla fine di novembre ha convocato la prima di due conferenze di servizi di diciassette enti. Gli invitati potranno farsi una cultura sullo smaltimento dei cetacei spiaggiati studiando un regolamento del Parlamento europeo, sedici tra regolamenti e note esplicative della commissione europea, una ordinanza straordinaria emessa dal presidente della Regione Francesco Pigliaru. Quest’ultima riguarda gli scarti di macellazione, ma in certi casi si deve fare di necessità virtù. Se tutte queste norme non bastassero, i convitati possono sempre ripassare il “Protocollo di intervento sui cetacei morti sul territorio nazionale”. Lo ha redatto il Centro di referenza nazionale dell’ottimo Istituto Zooprofilattico sperimentale del Piemonte.

Tutto comincia la mattina del 15 novembre con una chiamata della Capitaneria di porto al comando dei vigili urbani di Sorso. Il tenore del messaggio è «C’è da spostare una balena». A Sorso sono impreparati e il cetaceo in riva al mare guasta la giornata a un bel po’ di gente. Inizialmente il Comune della Romangia prova con la collaudata tecnica dello scaricabarile, piuttosto gravosa quando il “barile” è un enorme mammifero marino diventato post mortem un immenso carico di rifiuti speciali. Vengono contattati i veterinari dell’Istituto Zooprofilattico e della Asl di Sassari che sanno già tutto. Poiché una balena non passa inosservata, il Crama (Centro recuperi marini dell’Asinara) ha predisposto esaustiva documentazione fotografica. La mattina dopo, veterinari e vigili urbani raggiungono il quinto pettine e constatano che in effetti sul bagnasciuga giace un bestione di diciassette metri in avanzato stato di decomposizione, saponificato e squarciato in più punti. È il crisma dell’ufficialità, il riconoscimento della vittima. E torniamo al punto: «C’è da spostare una balena». I vigili urbani di Sorso chiamano la Asl e, con nota 25783 del 16 novembre, fanno presente che il Comune non ha «i mezzi idonei per la rimozione della carcassa».



Pur trovandosi in pieno Santuario dei cetacei, è comprensibile che una cittadina sarda di quindicimila abitanti non disponga nel proprio parco macchine di un mezzo idoneo per la rimozione delle balene spiaggiate. In attesa di trovare un camion, un tir, un autoarticolato o una nave adatta alla bisogna l’area intorno alla balenottera viene recintata per precauzione.

La notte porta consiglio e la mattina dopo, con nota 25823 del 17 novembre, il servizio veterinario della Asl di Sassari suggerisce due possibili soluzioni del problema: 1) traino a mare della carcassa e affondamento; 2) naturale decomposizione in loco. A Sorso si ricordano di avere sottoscritto a suo tempo l’Accordo Pelagos con cui si impegnano a comunicare gli eventuali spiaggiamenti di cetacei al ministero dell’Ambiente, alla Banca dati spiaggiamenti mammiferi marini (sì, esiste anche questa), al M.M.M.T.B (Mediterranean marine mammals tissue bank) oltre naturalmente al Cert (Cetaceans emergency response team). Il Cert si dice disponibile a sezionare la carcassa per la modica cifra di duemila euro. Fatta a pezzi, la balena potrà essere comodamente rimossa. Nell’attesa, Platamona diventa la meta di centinaia di curiosi. Neppure la balena di Pinocchio ha avuto tanti ammiratori. Il sindaco Giuseppe Morghen ordina alla sua polizia locale di “cinturare” ulteriormente la defunta.

Siamo al 22 novembre e il Comune di Sorso, ancora non rassegnato a farsi carico delle spese per il funerale, si porta comunque avanti col lavoro e chiede alla ditta Ecoserdiana un preventivo di spesa per la rimozione, il trasporto e il conferimento della carcassa in discarica. La risposta della ditta getta nello sconforto gli amministratori: in Sardegna non ci sono impianti che possono fare questo lavoro. Sorso a questo punto chiama la Subservice. La stima delle spese è di quella che fa cadere le braccia: centomila euro. Nel frattempo con accorate note, il Comune chiede alla Regione di chi sia la competenza per l’opera e la risposta arriva a stretto giro di Pec: «Voi».

Cagliari, mossa a compassione, con un emendamento bipartisan dei consiglieri regionali Antonello Peru e Roberto Desini mette mano al portafoglio per contribuire alle spese della costosa “cerimonia”. A questo punto la pratica ritorna alla casella del via. Sorso apre la pratica per l’esame «della problematica relativa allo spiaggiamento di una balenottera, al fine di concordare le modalità di smaltimento». Più che a un funerale, sembra la lista degli invitati a un matrimonio. Nell’elenco ci sono l’Agenzia del Demanio, l’Arpas, i servizi di Igiene e di Sanità animale dell’Assl di Sassari, il Comune di Sassari, la direzione generale del Corpo forestale, la Guardia costiera, l’Istituto Zooprofilattico della Sardegna, la Provincia di Sassari, cinque differenti servizi della Regione, il ministero dell’Ambiente, la Prefettura, il sindaco e il segretario comunale di Sorso. Se diciassette enti vi sembrano troppi, è di questi giorni la notizia che l’affollata conferenza di servizi sarà riconvocata dopo le feste con almeno tre nuovi ospiti: un archeologo, un geologo e l’ente parco nazionale dell’Asinara che sarebbe interessato ad avere lo scheletro di Moby Dick. Dopo 44 giorni siamo ritornati al punto di partenza. Alla faccia della burocrazia spiaggiata che però adesso deve uscire dall’impasse, il più in fretta possibile, per non cntinuare a coprirsi di ridicolo.

Qualcuno porti via quella povera balena, prima che lo faccia il mare impietosito.

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