Fi, i due leoni alla destra del cavaliere di Arcore
di Umberto Aime
Nizzi e Cappellacci di nuovo amici per restare nel cerchio magico di Berlusconi Floris e Cicu sempre in pole position con Fasolino, Pittalis e Zedda
4 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Sette anni fa Cappellacci, allora governatore, e Nizzi, coordinatore del partito, si cavavano gli occhi, un giorno sì e l’altro pure. Spinti, o meglio costretti, da Berlusconi, non lo fanno più. La strigliata dicono ci sia stata molto prima dell’ultima visita, in processione, alla Certosa, per gli auguri di Natale. A quel tavolo imbandito a festa, i due stavolta si sono seduti fianco a fianco. Dimostrazione, destinata al padrone di casa, che il passato di risse e veleni era dimenticato. Nel frattempo, era stato cambiato anche lo schema della ridiscesa in campo. Non più cannonieri egoisti, che mai passano la palla, ma un più efficace e popolare modulo «sacchiano», caro all’ex presidente del Milan: tutti per uno, uno per tutti. Dal pressing sull’avversario, il centrosinistra in affanno, alle veloci ripartenze, ci sono da tenere a bada i Cinque Stelle, entrambi necessari per vincere a marzo e riprendersi la Regione fra un anno. L’attacco è stato rinforzato, con due punte di peso, Emilio Floris, senatore, e Salvatore Cicu, eurodeputato, e infoltito il centrocampo. Certo, ci sono volute un bel po’ di brucianti sconfitte, soprattutto quella inaspettata o forse no del 2014, in Sardegna, per riappacificare Forza Italia. È stata una faticaccia, ma ora – fanno sapere dall’interno – il partito viaggia compatto, nonostante qualche litigio ci sia ancora quando c’è qualcosa in palio. Di recente il gruppo s’è spaccato sul voto per una vicepresidenza del Consiglio regionale, nei prossimi giorni potrebbe accadere qualcosa di simile, quando, in vista del traguardo elettorale, dovrà essere scelta e poi proposta al Cavaliere la lista per il Parlamento. Ognuno vorrebbe un posto al sole, ognuno ha qualche fedelissimo da piazzare, e nessuno pare voglia rinunciare a niente. Oggi i ruoli degli ex nemici sono cambiati: Ugo Cappellacci è il coordinatore regionale e aspira a diventare deputato. Settimo Nizzi, ritornato alle origini, è di nuovo un sindaco sanguigno, e alla fine del mandato a Olbia più che alla Camera, dove c’è già stato, potrebbe pensare alla Regione. Da sempre uno e l’altro si vantano di avere colloqui speciali con il Cavaliere. Dagli album dei loro ricordi saltano fuori: una storica amicizia, Nizzi, o quella ventennale fra famiglie, Cappellacci. Quando serve, questi trascorsi se li ricordano a vicenda, per dimostrare comunque che sono due i posti alla destra del padre. Al quale riconoscono ancora il diritto d’imporre l’ultima parola. Ma prima di farlo Berlusconi ascolta molto i ragionamenti del senatore Emilio Floris, potenza indiscussa a Cagliari e dall’importante peso specifico a Roma. Fino a essere considerato il successore naturale di Romano Comincioli. Per chi non lo ricordasse, Comincioli era il senatore romano, scomparso nel 2011, amico in gioventù e in età adulta del Capo e, negli anni novanta, indiscusso frontman del partito in Sardegna. Nella nuova prima fila, l’europarlamentare Salvatore Cicu è forse quello meno berlusconiano e più centrista di tutti. Entrato nel cerchio magico di Antonio Taiani, presidente del Parlamento a Strasburgo, da quando si sono raffreddati i rapporti con Cappellacci, s’è impegnato a mettere su un gruppo tutto suo. Di fatto sono questi quattro ad avere in mano oggi i destini del partito. Più volte il Cavaliere li ha convocati, in gruppo o da soli, se c’erano da smussare spigoli e prendere decisioni. In cui è immancabile, soprattutto al momento della sintesi isolana, la parola di un generale dalle molte stellette e con tante campagne elettorali alle spalle: Pietro Pittalis. Nuorese, capogruppo in Consiglio regionale, a lui Forza Italia riconosce il merito di aver attutito bene gli effetti della batosta del 2014 e altri contrasti fratricidi. È pronto a far le valigie: un posto blindato alla Camera non può essergli negato, è il pensiero comune, e lo avrà. Come una chiamata l’aspetta ed è scontata Alessandra Zedda, vicina a Cicu. Carattere battagliero e schietta, l’ex assessore al bilancio ora viaggia in prima classe. Nell’immediato verso Roma, in futuro fino alla presidenza della Regione. «Sono pronta», ha detto, lasciando intendere verso Montecitorio, anche se dicono stia già studiando per Villa Devoto. A centrocampo a far legna o a giocar di fino, nel momento della transizione dalla sconfitta all’eventuale vittoria, sono Marco Tedde, ex sindaco di Alghero, corrente Cicu, pasdaran dell’opposizione in Consiglio, e Antonello Peru, recordman delle preferenze alle Regionali. In questo chiacchiericcio continuo e pre elettorale, l’ufficiale di collegamento è diventato Stefano Tunis. Figlioccio politico del senatore Floris, è lui il tessitore se ci sono da risolvere affari interni complicati, anche con Edoardo Tocco, battitore libero dalla lunga gavetta e che dell’esuberanza fa la sua forza indiscussa. L’astro nascente continua a essere Giuseppe Fasolino, consigliere regionale e sindaco di Golfo Aranci. Delfino di Settimo Nizzi, la loro cordata è una corazzata, piace moltissimo a Berlusconi. Che pare intenzionato a fargli correre da giovane leader nelle prossime campagne elettorali e lo vorrebbe candidato presidente per il centrodestra nelle Regionali anche se alla fine della conta i candidati sono già quattro. Ritorneranno ad azzuffarsi? No, fa sapere un informatore: «Se a marzo vinceremo le elezioni, in Sardegna e soprattutto in Italia, continueremo a essere una grande famiglia allargata».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
