Il Pd sardo si arrende: decide il nazionale
di Umberto Aime
Le tre aree non hanno trovato l’intesa. Oggi il segretario Cucca spiegherà la situazione alla Direzione
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CAGLIARI. Il Pd sardo si è arreso. Le tre correnti non sono riuscite a trovare l’accordo sulle candidature per le elezioni politiche. Altro che bandiera rossa, era ed è rimasta bianca. Oggi il segretario regionale Giuseppe Luigi Cucca si presenterà a Roma senza uno straccio di lista da proporre alla direzione nazionale. Dunque, saranno altri a decidere non tanto chi sarà in lista nel proporzionale o in campo nei collegi uninominali, i nomi che circolano da settimane sono sempre gli stessi e rimarranno quelli, quanto su dove e in che posizione i 21 candidati sardi troveranno spazio nella scheda elettorale per la Camera e il Senato.
Senza pace. Il nulla di fatto cagliaritano è una sconfitta bruciante per chi, nei fatti, ha scelto di autocommissariarsi? Potrebbe esserlo e i contraccolpi interni ci saranno di sicuro dopo le elezioni, ma soprattutto oggi è la conferma che il Pd sardo non sa vivere in pace. Litiga un mese dopo l’altro, poi all’improvviso rimischia le carte e tira fuori dal cilindro improvvise maggioranze interne, come l’ultima che ha eletto Cucca segretario regionale, ma dopo neanche mezza stagione eccolo ritornare al punto di partenza. Questa volta è riuscito persino a incartarsi peggio del solito: mancano solo quaranta giorni alle elezioni politiche e c’è una campagna elettorale ancora tutta da organizzare. Roma ci ha provato a far da paciere fra renziani, popolari-riformisti e soriani: è stato inutile. A questo punto non c’è altra possibilità, con le liste che dovranno essere presentate fra domenica e lunedì, per il Pd sardo l’autocommissariamento è diventato necessario, meno che mai una scelta.
In panne. Alla terza riunione consecutiva, i sette commissari scelti dalla direzione regionale si sono resi conto della dura realtà: l’intesa sarebbe stata impossibile sui capolista nei tre collegi proporzionali e sui nove candidati in quelli uninominali. Giuseppe Luigi Cucca, i renziani ed ex Diesse Sebastiano Mazzone e Siro Marrocu, Pietro Morittu e Cesare Moriconi per i popolari-riformisti dell’aria Cabras-Fadda e la delegazione dei soriani, lo stesso Soru più Salvatore Sanna, si sono alzati dalle sedie del tavolo delle trattative senza aver preso una decisione. Pare che il nulla di fatto sia arrivato dopo tre ore molto vivaci di discussione, con continue contrapposizioni feroci fra le diverse anime del partito. Senza concessioni reciproche, alla fine sul pennone del Pd sardo non poteva che sventolare una sola bandiera, quella bianca.
Cosa accadrà. Senza proposte in arrivo dalla Sardegna su come riempire le caselle elettorali, la direzione nazionale farà i suoi passi e saranno insindacabili. Va ripetuto ancora: lo scontro regionale non è stato sui candidati, ma su come dovevano essere suddivisi i pochi posti di Fascia A – dai capilista ai potenziali collegi sicuri – fra le correnti. Oggi il segretario Cucca spiegherà alla commissione elettorale nazionale cos’è accaduto da domenica, prima riunione dei sette, fino a mercoledì e chiederà lumi. Una prima bozza delle liste sarde potrebbe uscire dalle stanze di via del Nazareno nella tarda serata. Ma per quella definitiva bisognerà aspettare la riunione della direzione nazionale, convocata da Renzi per domani o al massimo venerdì. Lì, a Roma e non certo a Cagliari, sarà messo il timbro sull’elenco dei ventuno. E in questi giorni d’attesa, il Pd sardo potrà fare solo questo: leccarsi le ferite e sperare che l’ultimo caos sia dimenticato in fretta dal partito e dagli elettori prima del 4 marzo, è la domenica del voto nazionale.
Senza pace. Il nulla di fatto cagliaritano è una sconfitta bruciante per chi, nei fatti, ha scelto di autocommissariarsi? Potrebbe esserlo e i contraccolpi interni ci saranno di sicuro dopo le elezioni, ma soprattutto oggi è la conferma che il Pd sardo non sa vivere in pace. Litiga un mese dopo l’altro, poi all’improvviso rimischia le carte e tira fuori dal cilindro improvvise maggioranze interne, come l’ultima che ha eletto Cucca segretario regionale, ma dopo neanche mezza stagione eccolo ritornare al punto di partenza. Questa volta è riuscito persino a incartarsi peggio del solito: mancano solo quaranta giorni alle elezioni politiche e c’è una campagna elettorale ancora tutta da organizzare. Roma ci ha provato a far da paciere fra renziani, popolari-riformisti e soriani: è stato inutile. A questo punto non c’è altra possibilità, con le liste che dovranno essere presentate fra domenica e lunedì, per il Pd sardo l’autocommissariamento è diventato necessario, meno che mai una scelta.
In panne. Alla terza riunione consecutiva, i sette commissari scelti dalla direzione regionale si sono resi conto della dura realtà: l’intesa sarebbe stata impossibile sui capolista nei tre collegi proporzionali e sui nove candidati in quelli uninominali. Giuseppe Luigi Cucca, i renziani ed ex Diesse Sebastiano Mazzone e Siro Marrocu, Pietro Morittu e Cesare Moriconi per i popolari-riformisti dell’aria Cabras-Fadda e la delegazione dei soriani, lo stesso Soru più Salvatore Sanna, si sono alzati dalle sedie del tavolo delle trattative senza aver preso una decisione. Pare che il nulla di fatto sia arrivato dopo tre ore molto vivaci di discussione, con continue contrapposizioni feroci fra le diverse anime del partito. Senza concessioni reciproche, alla fine sul pennone del Pd sardo non poteva che sventolare una sola bandiera, quella bianca.
Cosa accadrà. Senza proposte in arrivo dalla Sardegna su come riempire le caselle elettorali, la direzione nazionale farà i suoi passi e saranno insindacabili. Va ripetuto ancora: lo scontro regionale non è stato sui candidati, ma su come dovevano essere suddivisi i pochi posti di Fascia A – dai capilista ai potenziali collegi sicuri – fra le correnti. Oggi il segretario Cucca spiegherà alla commissione elettorale nazionale cos’è accaduto da domenica, prima riunione dei sette, fino a mercoledì e chiederà lumi. Una prima bozza delle liste sarde potrebbe uscire dalle stanze di via del Nazareno nella tarda serata. Ma per quella definitiva bisognerà aspettare la riunione della direzione nazionale, convocata da Renzi per domani o al massimo venerdì. Lì, a Roma e non certo a Cagliari, sarà messo il timbro sull’elenco dei ventuno. E in questi giorni d’attesa, il Pd sardo potrà fare solo questo: leccarsi le ferite e sperare che l’ultimo caos sia dimenticato in fretta dal partito e dagli elettori prima del 4 marzo, è la domenica del voto nazionale.
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