Arru: «Sull’influenza non c’è allarme»
L’isola è una delle regioni più colpite ma i dati sono nella norma: «Qui il virus è più aggressivo»
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SASSARI. Cinque morti per le complicanze dell’influenza stagionale, tre dei quali colpiti dal virus A/H1N1, tipico della suina e dell’aviaria. Questi ultimi tre decessi, tutti in Sardegna a pochi giorni l’uno dall’altro, sono gli unici sinora in Italia. Dove i morti per l’influenza sono stati più di 30. Due giorni fa la tragedia di Carla Pisanu, la neo mamma di Bari Sardo, residente a Nulvi da due anni, morta venti giorni dopo avere dato alla luce due gemelline. Carla, che è arrivata all’ospedale di Sassari in coma e non si è mai risvegliata, è spirata senza avere mai visto le sue bambine. Pochi giorni prima un altro morto, ancora in Ogliastra, e il 25 gennaio il primo caso a Olbia: in entrambi i casi le vittime erano due uomini di circa 60 anni.
Nonostante i numeri alti della Sardegna, soprattutto per quanto riguarda il virus A/H1N1 (che non è trasmesso dai maiali) i medici ribadiscono che non c’è alcuna epidemia in corso e che i dati sono nella media. Gli stessi concetti li ribadisce l’assessore alla Sanità e medico Luigi Arru. «L’incidenza non è maggiore rispetto al resto d’Italia, dove ogni anno l’influenza provoca un numero più o meno analogo di morti. Il fatto che in Sardegna si sia ammalato un numero in proporzione maggiore di persone – prosegue l’assessore Arru – può dipendere dal fatto che il virus si modifica e in Sardegna arriva più tardi e in forme più aggressive, colpendo persone con generali carenze antinfettive». Innanzitutto gli anziani, gli anemici, chi in generale ha importanti carenze vitaminiche. E poi chi soffre di altre patologie e si ritrova a combattere l’influenza più aggressiva degli ultimi 14 anni con bassissime difese immunitarie.
L’arma fondamentale è la vaccinazione: sino a poche settimane fa era ancora possibile vaccinarsi per limitare i rischi del contagio o depotenziare gli effetti. Ora, in pieno picco influenzale, non è più possibile. Nell’isola, infatti, il numero maggiore di casi si è verificato tra la fine di gennaio e la prima settimana di febbraio: per chiudere i conti con l’influenza bisognerà aspettare almeno il 15 del mese.
Nel frattempo ospedali, pronto soccorso, ambulatori dei medici di base e dei pediatri sono stati presi d’assalto. Ma anche in questo caso, dice l’assessore Arru, «il numero degli accessi è in linea con quanto avviene nelle altre regioni. Possiamo dire che i servizi hanno risposto e stanno rispondendo in maniera adeguata alla situazione». (si.sa.)
Nonostante i numeri alti della Sardegna, soprattutto per quanto riguarda il virus A/H1N1 (che non è trasmesso dai maiali) i medici ribadiscono che non c’è alcuna epidemia in corso e che i dati sono nella media. Gli stessi concetti li ribadisce l’assessore alla Sanità e medico Luigi Arru. «L’incidenza non è maggiore rispetto al resto d’Italia, dove ogni anno l’influenza provoca un numero più o meno analogo di morti. Il fatto che in Sardegna si sia ammalato un numero in proporzione maggiore di persone – prosegue l’assessore Arru – può dipendere dal fatto che il virus si modifica e in Sardegna arriva più tardi e in forme più aggressive, colpendo persone con generali carenze antinfettive». Innanzitutto gli anziani, gli anemici, chi in generale ha importanti carenze vitaminiche. E poi chi soffre di altre patologie e si ritrova a combattere l’influenza più aggressiva degli ultimi 14 anni con bassissime difese immunitarie.
L’arma fondamentale è la vaccinazione: sino a poche settimane fa era ancora possibile vaccinarsi per limitare i rischi del contagio o depotenziare gli effetti. Ora, in pieno picco influenzale, non è più possibile. Nell’isola, infatti, il numero maggiore di casi si è verificato tra la fine di gennaio e la prima settimana di febbraio: per chiudere i conti con l’influenza bisognerà aspettare almeno il 15 del mese.
Nel frattempo ospedali, pronto soccorso, ambulatori dei medici di base e dei pediatri sono stati presi d’assalto. Ma anche in questo caso, dice l’assessore Arru, «il numero degli accessi è in linea con quanto avviene nelle altre regioni. Possiamo dire che i servizi hanno risposto e stanno rispondendo in maniera adeguata alla situazione». (si.sa.)
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