La Nuova Sardegna

Soddu: delusi dalla scelta ma il progetto andrà avanti

di Valeria Gianoglio
Soddu: delusi dalla scelta ma il progetto andrà avanti

Il ministero ha scelto Parma, ma il capoluogo barbaricino è pronto a riprovarci

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INVIATA A ROMA. E alla fine il potente Golia ha sconfitto il piccolo ma tenace Davide. Il parmigiano ha battuto il pecorino. Il lambrusco ha superato il cannonau. Il battistero di Antelami ha superato il Redentore. E l'alleanza tra tre città, con Parma come guida, e "una forte partecipazione privata e industriale" - per usare le parole del presidente della giuria del Mibact, Stefano Baia Curioni, al termine della cerimonia - hanno battuto Nuoro, il suo progetto culturale, il suo sogno, alla Cagliari di Gigi Riva, di rappresentare il riscatto di un'intera isola. E con essa il desiderio di scrollarsi di dosso il destino da periferia dell'impero. La scommessa di Nuoro, l'avventura durata lunghi mesi di riunioni, incontri e programmazione, si è infranta ieri mattina, pochi minuti dopo le 11.20, davanti alle parole pronunciate al Mibact dal ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini: «La Capitale italiana per la cultura 2020 è la città di Parma». E tra gli archi e colonne della sala Spadolini, e davanti a una selva di microfoni, telefonini e telecamere, per un solo e lunghissimo istante è sembrato che il tempo si fosse fermato.

«E adesso? Adesso non ci fermiamo mica qui» dice il sindaco Andrea Soddu, dopo aver stretto la mano al vincitore, il suo collega di Parma, Federico Pizzarotti, seduto al suo fianco, che sfoggia un sorriso grande così. «Adesso andremo avanti con i progetti. Perché lo avevamo detto anche durante l'audizione che non stavamo puntando al milione di euro ma al titolo. Ma anche se il titolo alla fine non è arrivato noi andiamo avanti. Stiamo già lavorando alla produzione teatrale del Giorno del giudizio, e la festa del Redentore che vuole diventare una festa dell'accoglienza dove i nuoresi festeggiano con i nuovi nuoresi. Ma al di là di tutto, lo dico dal cuore, è stata una esperienza bellissima, una straordinaria di coesione territoriale, di qualità progettuale degli eventi che è stata giudicata eccellente dalla commissione. Abbiamo messo in vetrina Nuoro, la Barbagia, la Sardegna intera. Abbiamo raggiunto un risultato importante: oggi Nuoro è conosciuta molto di più. Abbiamo messo su un meccanismo nel quale tutti hanno creduto. Questo risultato ci rafforzerà perché chi vince non è chi viene eletto ma chi si rialza dopo la caduta». E poco dopo essersi stretto in un grosso abbraccio liberatorio con il suo vice, Sebastian Cocco, e il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Beccu, e aver messo da parte anche un po' di amarezza, il sindaco Soddu lancia anche un appello rivolto al futuro immediato: «Lanceremo un alleanza con Parma, la città dove ho studiato all'università, una città che conosco molto bene e che mi aveva presentato bene lo stesso Giampaolo Mele, grande amico e maestro del folklore che a Parma aveva studiato ingegneria - dice il primo cittadino di Nuoro - E lanciamo un alleanza non solo con Parma ma anche con le altre città finaliste e costruiremo un'alleanza basata sulla cultura. E comunque sia grazie davvero a tutti, a coloro che ci hanno aiutato a costruire questo bellissimo percorso. Uniti vinceremo la prossima volta».

Nonostante l'amarezza della sconfitta la delegazione barbaricina ha già la testa proiettata al futuro. «In base al regolamento - spiega il sindaco - dobbiamo stare un turno fermi, ma al concorso per il titolo di Capitale parteciperemo di nuovo. Quanto ai progetti li faremo comunque. Non stavamo aspettando il milione di euro del concorso, per riuscire a portare in scena il Giorno del giudizio a teatro o altri eventi al Man. E poi stiamo già stringendo nuove collaborazioni: il sindaco di Agrigento al termine della cerimonia mi ha detto: «E adesso che non siamo più rivali possiamo fare qualcosa in più».

Al suo fianco, zainetto in spalla e il viso che tradisce un bel po' di amarezza, il vicesindaco di Nuoro, Sebastian Cocco, cerca di metabolizzare la sconfitta. «Certo - dice - l'amarezza c'è. È stata una decisione che non ha premiato chi puntava sul cambiamento ma chi aveva già un bagaglio di per sé importante. È stata una scelta poco coraggiosa, hanno premiato una città che dista mezz'ora di auto da Pistoia e da un'altra città già vincitrice. Hanno premiato sempre la stessa Italia e non la diversificazione culturale che pure era un principio sul quale lo stesso ministro diceva di fondare la sua azione di governo. Noi andiamo avanti a realizzare i nostri progetti: infrastrutturazione culturale e marketing, forti anche dell'impegno della Regione. Lancio una proposta: istituire Nuoro come capitale sarda della cultura e attribuirgli lo stesso budget del ministero». «Per me - dice il presidente della consiglio comunale, Fabrizio Beccu - è stata una occasione persa per loro, non per noi. Perché cultura è diversità, è apertura anche verso zone d'Italia poco conosciute. La loro è stata una scelta dal sapore politico. E comunque noi siamo usciti a testa alta». E in mezzo alla sala Spadolini, mentre si consuma il lungo rituale post-cerimonia e cominciano a serpeggiare le prime polemiche, anche la docente universitaria dell’ateneo nuorese, Gabriella Ferranti, una delle protagoniste del percorso di Nuoro 2020, si lascia andare a una riflessione dai toni decisamente amari. «Andremo avanti con i nostri progetti - dice - ma ritengo questo risultato del tutto scontato. Quindi è un nonsenso. Fallisce il significato stesso del premio».

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