La Nuova Sardegna

Processo Cicu, in aula le intercettazioni

Depositate le trascrizioni delle conversazioni in dialetto campano che accusano il clan dei Casalesi

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CAGLIARI. Migliaia di pagine zeppe di conversazioni intercettate, dialoghi fitti tra personaggi anche di spicco della camorra, del clan dei casalesi, che secondo l’accusa metterebbero in chiaro attività criminali in cui la Sardegna viene sfiorata per via di quell’affare condotto a Villasimius - la compravendita di un terreno edificabile coi soldi della criminalità organizzata campana - e che vede protagonista fra gli altri l’europarlamentare di Forza Italia Salvatore Cicu, difeso dall’avvocato Valeria Aresti. Ieri mattina i periti incaricati dai giudici della prima sezione del tribunale - presidente Tiziana Marogna - hanno depositato parte delle trascrizioni richieste dalla difesa, conversazioni tradotte dai vari dialetti campani che ora saranno esaminate dai legali. Non è ancora tutto: il lavoro è lungo e complesso, gli esperti hanno chiesto e ottenuto altro tempo per completare il proprio compito e soltanto il 15 maggio il tribunale, il pm Emanuele Secci e i difensori avranno in mano il materiale probatorio. Subito dopo i difensori potranno controesaminare il colonnello della Finanza Stefano Ribichesu, che a suo tempo ha condotto le indagini anche sul conto di Cicu.

Con quella dell’esponente di Forza Italia, ex sottosegretario alla Difesa, sono all’esame del tribunale le posizioni dei soci nella Tu.ri.cost, l’ex capogruppo forzista a Sestu Paolo Cau e l’ex sindaco Luciano Taccori. I tre rispondono di concorso in ricettazione e riciclaggio di denaro proveniente da traffici di droga gestiti dai clan camorristici dei Casalesi e dei D’Alessandro. Accuse che riguardano anche gli altri quattordici indagati, tutti per l’accusa legati alla criminalità campana. Per il pm Secci l’ex viceministro Cicu e gli altri due indagati sardi erano consapevoli di condurre una trattativa con personaggi legati alla camorra, personaggi i cui precedenti erano pubblici. Dunque per il magistrato e per il Gico della Guardia di Finanza, il potente politico quartese sarebbe stato insieme a Taccori socio occulto della “Tu.ri.cost srl” costituita nel 2001 con sede a Sestu, amministrata da Cau, che secondo l’accusa avrebbe ceduto ai camorristi l’area di Villasimius dove verrà realizzato il resort S’Incantu in cambio di un milione e 30 mila euro, incassati in assegni e in contanti con la consapevolezza della provenienza. A confermarlo il fatto che, a portare a Cagliari una parte dei soldi, 400mila euro chiusi in una borsa, sia stato il noto camorrista Gennaro Chierchia. (m.l)

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