La Nuova Sardegna

Prosciutti, verso lo sblocco dell’export

di Giusy Ferreli
Prosciutti, verso lo sblocco dell’export

Lettera del ministro Lorenzin a Pigliaru: «Via libera solo per le aree non colpite dalla peste suina»

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NUORO. Prosciutti e insaccati made in Sardegna: si intravede uno spiraglio per la commercializzazione dei prodotti esclusi dal mercato nazionale ed estero a causa della presenza della peste suina africana.

Una lettera del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, destinatario il presidente della Giunta regionale Francesco Pigliaru, non solo prende atto dello sforzo compiuto nell’isola per eradicare il morbo che ha messo in ginocchio la filiera suinicola (sforzo culminato nei mesi scorsi nell’abbattimento di oltre 1700 maiali irregolari nei territori a cavallo tra il nuorese e l’Ogliastra da parte della task force regionale) ma apre la strada verso un possibile via libera da parte dell’Unione europea alla vendita della carne di maiale e dei suoi derivati. Nella lettera, il ministro della Salute Lorenzin va incontro a quelle che sono state le richieste dell’amministrazione regionale di vagliare la possibilità di un alleggerimento delle misure che impediscono l’export. «La direzione generale del Ministero della salute – scrive il ministro – si è già attivata presso i servizi della Commissione Europea per far sì che le future determinazioni tengano conto delle azioni concrete efficacemente messe in campo dalla Regione Sardegna». L’attuale responsabile del dicastero si dice pronta «a sviluppare ogni iniziativa utile per contribuire alla revisione della decisione che non solo detta le prescrizione per combattere la malattia ma elenca nel dettaglio quali territori dell’Europa sono sottoposti al blocco dell’export, e che per il territorio italiano contempla tutta la Sardegna. Se la “moral suasion” del governo italiano dovesse andare in porto il provvedimento riguarderebbe esclusivamente le aree della Sardegna indenni dalla peste suina africana. Sul territorio regionale esistono, infatti, delle zone a rischio zero, il Sulcis, il Campidano e l’Oristanese, e poi ci sono le zone rosse della Barbagia, del Goceano e dell’Ogliastra ma anche alcune aree della Baronie dove, nonostante le pesanti azioni di contrasto il morbo, a quarant’anni dalla sua comparsa, ancora non è stato debellato del tutto.

La decisione in ultima istanza spetta all’Unione europea, dove è in corso un infuocato dibattito proprio sulle misure da prendere per arginare il morbo che si è affacciato anche in Polonia (ai confini quindi della Germania, tra i principali produttori di carne di maiale) e nei paesi baltici, Lituania, Estonia e Lettonia . Non sarà una faccenda semplice anche perché la Sardegna è l'unica regione dell’Europa dove la peste suina viene classificata come endemica.

Ma la Regione, incassato l’impegno del ministro Lorenzin, potrebbe chiedere la revisione dei provvedimenti della Commissione europea almeno per le zone in cui da tempo non si registra più alcun focolaio della peste suina africana.



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