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guardia di finanza 

Sequestrati beni per 4 milioni

di Luciano Onnis
Sequestrati beni per 4 milioni

Truffa: nei guai l’imprenditore Carboni, ex amministratore Ila

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CAGLIARI. Un tesoretto del valore di 4 milioni di euro sequestrato dalla guardia di finanza di Cagliari, su disposizione della magistratura, all’imprenditore cagliaritano Rober Carboni, di 69 anni, ex amministratore della Ila di Portovesme, fallita nel novembre del 2009 dopo aver creato nei suoi bilanci un buco di 69 milioni di euro e messo sulla strada poco meno di 200 dipendenti.

Il provvedimento dei giudici della seconda sezione penale del tribunale di Cagliari è a titolo preventivo, ma potrebbe diventare una reale confisca dei beni con l’udienza in tribunale fissata nel prossimo mese di aprile.

La misura del sequestro cautelare è conseguente alle indagini ordinate dalla Procura e svolte dal Nucleo di polizia economico finanziaria delle Fiamme Gialle di Cagliari in Sardegna e allargate alla Lombardia. Il lavoro investigativo dei finanzieri ha portato a una conclusione: Rober Carboni, che nel 2008 e 2009 era finito in un vortice giudiziario relativo a reati fallimentari, fiscali, ma anche legati a episodi di truffa per ottenere indebitamente erogazioni pubbliche – e che per questo nel 2011 era stato arrestato e successivamente aveva patteggiato una condanna di tre anni per truffa e bancarotta fraudolenta – avrebbe accumulato grazie alle sue attività illecite l’ingente patrimonio che gli è stato requisito: otto immobili, sei conti correnti bancari, sette auto, tre motociclette, quote di partecipazioni in sei società, una lussuosa imbarcazione, 23 orologi di pregiate marche e 53mila euro in contanti. Nel tempo l’imprenditore si era spogliato della titolarità delle cariche societarie e dei beni mobili e immobili intestandoli generalmente ai suoi familiari. Stratagemma di comodo che però è stato messo a nudo nelle indagini dei finanzieri e segnalato alla magistratura. In realtà, come sostiene la guardia di finanza, «ha mantenuto la direzione degli asset societari e la disponibilità di immobili e conti correnti attraverso l’interposizione di altre persone fisiche e giuridiche». Secondo i capi d’accusa che hanno portato adesso al sequestro preventivo dei beni, tutto il patrimonio a lui riconducibile (o ai suoi familiari) sarebbe «di valore nettamente sproporzionato rispetto al reddito dichiarato e all’attività economica svolta, tanto da poter ipotizzare che siano il risultato del reimpiego delle disponibilità economiche illecitamente accumulate».

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