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Sos scuola in Sardegna, tra pochi prof e potenziamenti beffa

Le storture della legge 107 e il rischio di nuovi tagli agli organici. Centinaia di assegnazioni senza senso: il docente di tromba al posto di quello richiesto di matematica E quello di topografia va al Liceo classico


06 aprile 2018 di Silvia Sanna


SASSARI. Chissà la faccia del dirigente scolastico che invece dell’insegnante di matematica richiesto ha dovuto accogliere un docente di tromba. Certamente bravo ma altrettanto inutile. Come il prof di topografia arrivato nel liceo Classico a corto di insegnanti di latino e greco. Si chiamano “potenziamenti”, sono docenti specializzati e titolati per insegnare, ma finiti nei posti sbagliati. È una delle storture della legge 107, la buona scuola dell’ex governo Renzi. Nata con l’obiettivo nobilissimo di stabilizzare i troppi precari, in molti casi è riuscita a crearne un secondo esercito senza risolvere gli effettivi problemi degli istituti. Che di organici hanno bisogno come dell’ossigeno, a patto che siano quelli giusti in base all’offerta formativa. È uno dei problemi della scuola nell’isola, alle prese con una costante riduzione dell’organico effettivo e il rischio costante di chiusura dei presìdi nei piccoli centri falcidiati dai tagli e dallo spopolamento. «Ci sono centinaia di casi di assegnazioni sballate dei posti di potenziamento: gli errori derivano dal fatto che tali posti sono stati calcolati non sulla base delle reali richieste provenienti dalle scuole, ma sull’ordine ministeriale di appianare l’esubero laddove presente. E questo metodo ha provocato evidenti storture».

Alessandro Cherchi, già segretario regionale della Uil scuola, in occasione del recente congresso è stato eletto all’unanimità segretario regionale della Uil scuola Rua (ricerca, università e alta formazione) per Sassari e Gallura. Le prospettive a suo giudizio non sono incoraggianti, considerate anche «le incertezze legate all’avvio della legislatura e alla nuova compagine governativa. In questa situazione il mondo della scuola potrebbe essere ulteriormente messo in difficoltà e la Sardegna continuare a subire tagli e ridimensionamenti».

Organici a rischio. La legge 107 ha portato a una costante riduzione degli organici docenti nell’isola. I 20500 posti nell’anno scolastico 2016/17 sono diventati 18925 nell’anno in corso. «E una ulteriore riduzione è prevista a partire da settembre», dice Cherchi. Eppure la soluzione per evitare una nuova emorragia e contemporaneamente mantenere aperte le scuole anche nei centri più piccoli, almeno sulla carta c’è. «È possibile applicare le norme a tutela delle minoranze linguistiche e in particolare l’articolo 6 della Costituzione, ma anche i vari decreti sulla autonomia scolastica e sulla strutturazione degli organici nei territori abitati dalle minoranze linguistiche. In questo modo – dice il segretario della Uil – sarebbe possibile costituire classi composte da 15-20 alunni, per arrivare anche a 10 nei piccoli centri. E la soglia per mantenere le autonomie degli istituti scolastici si abbasserebbe da 600 a 400 alunni».

Potenziamenti beffa. Sulla carta le immissioni in ruolo dovevano risolvere contemporaneamente due problemi: ridurre il precariato e arricchire l’offerta formativa attraverso l’ultilizzo di docenti specializzati in varie discipline. In realtà quella dei potenziamenti non è stata una scommessa riuscita, in parte per la successiva collocazione dei docenti, in parte perché si tratta di assegnazioni provvisorie in attesa della liberazione di un posto effettivo. Ecco perché insegnanti abilitati in determinate classi di concorso, sono stati chiamati a insegnare discipline assolutamente sconosciute oppure sono rimasti parcheggiati, a disposizione, in attesa della chiamata.

Il sostegno. Mentre nel complesso la popolazione studentesca nell’isola cala di anno in anno, con una riduzione delle iscrizioni più consistente soprattutto tra Materna e Primaria (le Superiori ancora resistono grazie al baby boom dei primi anni Duemila), ad aumentare – negli istituti di ogni grado – è il numero dei ragazzi che hanno bisogno di assistenza specifica. Sono quasi 6500 secondo le ultime stime e aumentano di circa il 2% all’anno: tra loro, almeno 2700 studenti disabili sono privi di assistenza specifica. «Ci sono pochi docenti specializzati – denuncia Cherchi – e la situazione non cambierà l’anno prossimo. Ci si è mossi troppo tardi: le Università di Sassari e Cagliari, la Regione e l’Ufficio scolastico regionale hanno attivato il III ciclo Tfa per la formazione di insegnanti di sostegno con numeri bassissimi. Per questo moltissimi ragazzi disabili non riceveranno assistenza da un docente specializzato ma dovranno accontentarsi del supporto di un prof abilitato ma che ha studiato per fare tutt’altro. E il solo impegno, di fronte a ragazzi “difficili” da solo può non essere sufficiente».

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